Le associazioni di volontariato : le spinte motivazionali personali e lo psicologo.

volontariato e psicologia

Post Quarantasette

18 Ago 2018 - pubblicato da Floriana De Michele

Comunemente il volontariato viene associato, dalla maggior parte della gente, all’altruismo. Ma questo altruismo esiste davvero? Per rispondere a questa domanda partiamo da un breve aneddoto sulla vita di uno dei più celebri Presidenti degli Stati Uniti D’America, Abraham Lincoln. “Lincoln e il suo socio Herndon, procedevano su un calesse lungo una fangosa strada di campagna, discutendo se al mondo esistesse o no un'azione disinteressata, altruistica. Lincoln affermava che l’aiutare deriva sempre da interessi personali, mentre Herndon era dell’opinione che potesse esistere l’altruismo sincero. A un certo punto i due vennero interrotti da lamenti striduli di una scrofa che cercava di salvare i suoi porcellini dalle acque di un torrente. Lincoln mandò subito un grido «Conducente, puoi fermarti giusto un attimo?». Saltò fuori dalla carrozza, corse verso il torrente e mise in salvo i maialini sulla riva. Quando risalì aveva le scarpe inzaccherate, gli abiti bagnati e il cappello gocciolante. «Vedi» gli disse Herndon «a dispetto della tua bella logica hai confermato la mia teoria. Perché inzaccherarti tutto per liberare quei maialini quando sapevi benissimo che sarebbero riusciti a liberarsi da soli? Cosa c’entra l’egoismo con questo piccolo episodio?». «Dio ti benedica Her, hai visto l’essenza stessa dell’egoismo» ribatté Lincoln, «Se non l'avessi fatto, stanotte non avrei chiuso occhio; il grugnito di quel maiale mi sarebbe riecheggiato negli orecchi. Forse si sarebbero liberati da soli, ma io non potevo saperlo. L’ho fatto per avere pace dentro, non capisci? Quindi, la mia teoria è giusta”. [Sharp 1928, 75].

L'altruismo e le altre motivazioni del volontariato.

L’altruismo, definito come una “viva inclinazione o amore verso il prossimo, che si traduce in un'attiva partecipazione alla risoluzione di problemi, difficoltà, necessità altrui”, secondo la psicologia è un genere particolare di ciò che viene chiamato comportamento prosociale, ossia qualsiasi azione commessa allo scopo di arrecare beneficio a un’altra persona. Si può essere più o meno tendenti al comportamento prosociale (che va dal fermarsi in macchina per far passare una vecchietta che vuole attraversare senza che vi siano le strisce pedonali, al fare una donazione ad un’associazione per la difesa dei diritti dei bambini, etc). Esistono tre principali correnti in Psicologia che giustificano l’altruismo:

  • per la Psicologia evolutiva l’idea di dare aiuto è una reazione istintiva che promuove il benessere di coloro che sono geneticamente simili a noi;
  • per la Teoria dello Scambio Sociale le ricompense dell’aiuto spesso superano i costi, trasformando l’atto di altruismo in un interesse personale;
  • per l’Ipotesi empatia-altruismo dei forti sentimenti di empatia e compassione per la vittima stimolano il dare disinteressato.

In Italia le attività di volontariato sono in costante aumento anche a causa delle numerose emergenze ambientali verificatesi negli ultimi anni (terremoti ripetuti, alluvioni, maltempo, incendi, etc.) e molti studiosi si sono dedicati e si stanno dedicando ad analizzare la figura del volontario attorno alla quale ruotano luoghi comuni spesso contraddetti dai risultati delle ricerche, quasi volendo dare ragione alla teoria del Presidente Lincoln. Il volontario, per definizione, presta servizio gratuito presso le associazioni per aiutare le persone in difficoltà, sole ed emarginate, ma quale certezza abbiamo che le motivazioni alla base di questi comportamenti siano sempre prosociali? È il solo sentimento dell’altruismo che spinge le persone a dedicarsi a queste attività? Le motivazioni cambiano da soggetto a soggetto, possono dipendere dal contesto, dalla religione, dalla cultura, dalla politica, da proprie credenze e perfino da propri complessi psicologici. In ogni caso, però, grazie alla Psicologia e alle sue ricerche sperimentali, si possono individuare delle macro categorie motivazionali che potrebbero spiegare questi comportamenti “di volontariato”. Sono state individuate sei classi di motivazioni al volontariato secondo un’ottica “funzionalista” di Snyder e collaboratori (1995; 1998; 1999; 2000; 2001):

  • 1. valori personali (values): presenza di interesse umanitario per gli altri;
  • 2. comprensione (understanding): mettere in pratica abilità, capacità e conoscenze che altrimenti rimarrebbero inespresse;
  • 3. valori sociali (social): instaurare relazioni significative con gli altri;
  • 4. carriera (career): avere vantaggi per la propria carriera;
  • 5. protezione (protection): proteggere l'Io dai sensi di colpa per essere più fortunato di altri o per sviare l'attenzione dai problemi personali;
  • 6. miglioramento (enhancement): utilizzare le risorse positive dell'Io per accrescere la fiducia in se stessi e l'autostima.

Come possiamo ben capire le motivazioni che spingono al volontariato possono nascere anche dall’egoismo che non bisogna intendere con accezione negativa, bensì positiva: si agisce positivamente per gli altri rispondendo alle necessità del proprio “ego”. Ad esempio, nel caso di disagi personali (ad esempio un malessere psicologico o sofferenza dovuti alla perdita di una persona cara, o a un mal d’amore, o altro) si aiuta il prossimo per ridurre il proprio malessere di fronte alla sofferenza altrui, in questo caso si tratta di motivazione egoistica. Il volontariato non è solo un modo per aiutare gli altri, ma uno strumento per appagare esigenze ed interessi personali. “Forse non è del tutto azzardato suggerire che spesso i volontari hanno più bisogno degli assistiti che non gli assistiti dei volontari”. (A. Pangrazi, 1984). Il volontariato quindi rappresenta in alcuni casi un modo per accrescere la propria autostima perché ci si sente utili, in altri casi un’occasione per occupare il tempo libero, oppure un’occasione di socializzazione e per impegnarsi socialmente. Per alcuni è molto gratificante perché dà significato nuovo alla vita, per altri serve ad alleviare un certo senso di isolamento; per altri ancora può contribuire alla pace interiore o alla soddisfazione di avere un certo protagonismo. Per i giovani, in particolare, e per coloro che non sono ancora entrati nel mondo del lavoro, il volontariato rappresenta un’occasione di fare esperienze ed acquisire abilità facilmente spendibili in diversi contesti lavorativi. Studi recenti sul volontariato giovanile hanno confermato che l’impegno volontario è caratterizzato, oltre che da un andare verso l’altro, anche da un attingere dall’altro. Sentirsi integrati nel gruppo dell’associazione crea soddisfazione e benessere, fa sviluppare il senso d’identità: percepire l’attività di volontariato come parte integrante della propria personalità ed identità, favorisce la riuscita e la lunga durata dell’attività di volontariato.

Associazioni di volontariato e psicologi.

Per svolgere le attività di volontariato in modo legale e regolamentato, esistono le ONLUS (Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale), le associazioni di Promozione Sociale, le OdV (Organizzazione di Volontariato) che si possono definire come associazioni di volontariato pure. Cosa diversa per le ass. ONLUS o di Promozione Sociale che prevedono l'impiego di soci come professionisti. Tutte possono eventualmente assumere personale, dalla segretaria al contabile, fino ad arrivare allo psicologo. In questo settore lo psicologo può offrire un servizio di qualità ai propri associati, dando un valore aggiunto a livello di competenza e professionalità. (Per riferimenti Legge 266/91 – legge quadro sul volontariato).



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