Neuroscienze e Psicoanalisi: psicologo Avezzano

neuroscienze

Post SettantaDue

15 Sep 2019 - pubblicato ad Avezzano, da Floriana De Michele

Neuroscienze e Psicoanalisi.

«Molta della nostra vita mentale è inconscia: Freud è stato uno dei primi a rendersene conto e sappiamo che non è solo una forma di pensiero, ma definisce la dinamica stessa della mente. Oggi siamo in grado di testare queste caratteristiche sperimentalmente, analizzando le zone del cervello che si attivano».

Eric Kandel, Neuroscienziato (professore di Biochimica alla Columbia University. Nel 2000 ha ricevuto il Premio Nobel per la Medicina).

A Freud dobbiamo riconoscere l’interesse, quasi l’ossessione, per la memoria e i meccanismi che la regolano.

Ed egli non si fermò qui, tentò di spiegare l’inconscio nel cervello, provando ad usare le nozioni che l’epoca forniva, circa il funzionamento cerebrale.

Aver tentato di spiegare il legame fra mente e cervello costituiva per l’epoca un’attività quantomeno pionieristica.

Naturalmente la neurofisiologia dell’epoca non offriva strumenti adatti per proseguire il progetto e così, Freud l’abbandonò.

Sono trascorsi centotrenta anni.

Freud cominciò a studiare "come" il cervello producesse materiale inconscio, fornendo le teorie di cui noi ancora oggi siamo debitori come ad esempio il concetto di pulsioni il concetto di rimozione.

Siamo fatti prima di tutto di ciò che ricordiamo.

Sviluppo della Psicoanalisi

La psicoanalisi negli ultimi decenni si è sviluppata enormemente.

Questo progresso è stato possibile applicando la psicoanalisi allo studio sui bambini e sui genitori circa il periodo perinatale e neonatale (proprio questo lavoro ha fornito ciò che noi oggi conosciamo come teoria dell’attaccamento).

L’isolamento che la psicoanalisi ha conosciuto per molti anni, oggi sta sfumando grazie alle neuroscienze, nemiche giurate e quasi nemesi della teoria psicoanalitica, che stanno confermando le intuizioni psicoanalitiche più recenti, stanno contribuendo così alla formulazione di nuove teorie circa la genesi e sviluppo della mente dell’essere umano.

A partire dagli anni ’50 del 900, le neuroscienze si sono interessate del sonno rem e della capacità del soggetto di narrare e ricordare il sogno, (il sogno come sappiamo è uno degli argomenti cardine delle teorie freudiane, considerava infatti il sogno come palcoscenico ideale dell’inconscio).

Memoria e psicoanalisi

Ma il punto di incontro che vede questi due mondi avvicinarsi verso una nuova prospettiva riguarda lo "studio della memoria".

Oggi sappiamo che esistono diversi tipi di memoria che possiamo etichettare e distinguere in più o meno cosciente.

Per cui avremo, una memoria dichiarativa, perfettamente cosciente; una memoria di riconoscimento (che riguarda ciò che non sappiamo di ricordare), una memoria semantica, una memoria di lavoro, quella procedurale che ci fa eseguire tutte le attività in modo automatico (fare il caffè, camminare, vestirsi etc).

I punti di contatto riguardano inoltre i modelli operativi interni (concetto sviluppatosi grazie allo studio della teoria dell’attaccamento), modalità di comportamento strutturate che muovono le nostre azioni.

Esiste in ognuno di noi un personalissimo modo di agire e pensare che però non è consapevole, ma implicito.

Già, perché quello che noi chiamiamo comunemente carattere non ci è dato genericamente ma è il risultato di apprendimenti che sono del tutto inconsapevoli, inconsci.

Questa memoria, non la possiamo “ricordare” la manifestiamo in modo automatico nelle varie interazioni.

E’ doverosa la distinzione, inoltre, tra il concetto di “memoria” concetto fisiologico, e “ricordo” concetto invece psicologico.

La memoria rappresenta un’attività del cervello, il ricordo ne è un effetto, di coscienza appunto, in continuo cambiamento.

Indipendentemente da cosa ricordiamo tutto il nostro cervello è memoria, i ricordi sono una piccola parte di memoria.

E’ molto interessante la metafora utilizzata da Eagleman (David Eagleman, neuroscienziato del Baylor College of Medicine di Houston) per spiegare il funzionamento della nostra mente in rapporto con il cervello e con tutto ciò di cui non siamo consapevoli: “Consideriamo le attività che caratterizzano una nazione: fattorie, fabbriche, telecomunicazioni, business.

La gente mangia in continuazione. I poliziotti arrestano i delinquenti. Gli amanti si incontrano. I medici operano. I professori insegnano e così via.

Quando apriamo un giornale noi leggiamo solo alcune notizie, ma restiamo completamente ignari di tutto il lavoro frenetico che si svolge nella nazione.

Ora se tu vuoi sapere cosa accade nella tua nazione leggi un quotidiano.

Naturalmente non vi cercherai né vi troverai nel dettaglio tutte le azioni che avvengono nel Paese ma solo le cose più importanti, i fatti salienti come, per esempio, se il Congresso ha introdotto una nuova tassa. La tua mente conscia è quel giornale.

E continua “Il tuo cervello gira a mille tutto il giorno ma, come per la nazione, solo piccole questioni appariranno sul giornale. Il cervello lavora in segreto come in un tremendo rituale magico”.

Oggi sappiamo che la mente ha un’origine inconscia, si sviluppa e funziona in modo inconscio.

Tutto l’encefalo svolge un lavoro di cui noi non siamo consapevoli.

Possiamo desumere il lavoro del nostro cervello solo in parte, dal comportamento ad esempio, ed è la base su cui si costruisce ogni successiva memoria, fino alla costruzione di un qualche ricordo.

Integrando le teorie psicoanalitiche e quelle delle neuroscienze possiamo certamente avere una visione piu’ completa dello sviluppo della mente umana, in cui finalmente si restituisce valore e dignità alle teoria Freudiane, per troppo tempo trascurate.

Se vuoi approfondire puoi leggere qui

Bibliografia

E. R. Kandel, A new intellectual framework for psychiatry. American Journal of Psychiatry, 1998 Apr David Eagleman, In incognito. La vita segreta della mente Mondadori 2012

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