Psicologo e Counselor: la sentenza del Tar del Lazio

Ricorso, anno 2014

psicologo e counselor

Post Trentasei

5 Mar 2018 - pubblicato da Floriana De Michele

La figura del counselor nasce intorno agli anni ’30 in America e si sviluppa principalmente nei paesi Anglosassoni affermandosi come vera e propria professione di consulenza avente l’obiettivo di migliorare la qualità di vita del cliente principalmente in ambito relazionale. Arriva anche in Italia negli anni ’70, ma soltanto nel 2013 la professione viene riconosciuta a livello legislativo in quanto inserita dal Ministero dello Sviluppo Economico nell’Elenco delle associazioni professionali non regolamentate, cioè quelle professioni di materia intellettuale per le quali non sono necessari iscrizione all’albo e iter di studi regolamentato e pubblico. Sono nati così numerosi corsi di formazione per counselor, di natura privata, in grado di fornire gli strumenti e le conoscenze necessari per praticare questa professione. Nel corso del tempo, però, il profilo di counselor è andato a sovrapporsi sempre più con attività proprie della categoria degli psicologi che, per difendere e tutelare la propria professione, ha sollecitato il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi perché prendesse provvedimenti in merito. Nel 2014, infatti, il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi fa ricorso al Tar del Lazio nei confronti dell’Assocounseling - Associazione professionale di categoria dei counselor - per l’annullamento del provvedimento con il quale era stato disposto dal Ministero dello Sviluppo Economico l’inserimento dell’associazione nell’Elenco delle associazioni professionali non regolamentate, in quanto:

  • l’attività svolta dai counselors risulta coincidente con quella che la legge riserva agli psicologi, fatta eccezione solo per l’attività di diagnosi non contemplata dall’associazione;
  • l’Assocounseling pur operando in ambito sanitario (benessere psicofisico del cliente) è iscritta all’Elenco delle professioni non regolamentate esercitate abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, escludendo attività riservate per legge a soggetti iscritti in albi di professioni sanitarie, di mestieri artigianali e commerciali, di pubblico esercizio disciplinati da specifiche normative;
  • il trattamento del disagio psichico presuppone una competenza professionale ed una preparazione formativa non riconosciute ai counselors.

Il Tar si trovò in perfetto accordo con quanto enunciato dal Consiglio degli Psicologi, riconoscendogli l’unicità della professione (vedi l'articolo). Ha disposto quindi la cancellazione dell’Assecounseling dall’elenco delle attività non regolamentate ed è stato ribadito che il disagio psichico, di qualsiasi entità, deve essere trattato unicamente dallo psicologo, il quale possiede un’adeguata preparazione professionale. Quanto avvenuto è un “indizio” che suggerisce la verifica più approfondita della formazione dei counselors.

Sentenza, anno 2015

Il risultato della querelle tra psicologi e counselors è che il Tar del Lazio ha ritenuto fondato il ricorso del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, riconoscendogli con sentenza 13020/2015 l’unicità della professione. Ha disposto quindi la cancellazione dell’Assocounseling dall’Elenco delle attività non regolamentate di cui alla legge 4/2013. È stato inoltre ribadito dal Tar che il disagio psichico trattato è, indipendentemente dalla gradazione e dal contesto, una patologia su cui interviene lo psicologo con una adeguata preparazione professionale.

Il dopo-sentenza

Quanto avvenuto tra Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi e Assocounseling è un “indizio” – come recita la sentenza 13020/2015 – “della necessità di verifiche più approfondite in ordine alla formazione dei counselors”.

Approfondimento: definizioni di psicologo e counselor

Psicologo. La legge del 18 febbraio 1989 n. 56 all’art. 1 definisce il profilo di psicologo come professione che “comprenda l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca, didattica in tale ambito”. Inoltre, per l’esercizio della professione dello Psicologo, secondo l’art. 2 della stessa legge, è necessario aver conseguito l’abilitazione in psicologia mediante l’esame di Stato ed essere iscritto nell’apposito albo professionale ed il superamento di un esame di abilitazione cui “sono ammessi (…) i laureati in psicologia che siano in possesso di adeguata documentazione attestante l’effettuazione di un tirocinio pratico secondo modalità stabilite con decreto del Ministero della pubblica istruzione”.

Counselor. L’Assocounseling aveva definito l’attività dei propri associati come attività il cui obiettivo era il miglioramento della qualità di vita del cliente, sostenendo i suoi punti di forza e le sue capacità di autodeterminazione. Il counseling offriva uno spazio di ascolto e di riflessione, nel quale esplorare difficoltà relative a processi evolutivi, fasi di transizione e stati di crisi e rinforzare capacità di scelta o di cambiamento. Il titolo di counselor, non richiedendo nessuna formazione accademica né un’abilitazione professionale, prevedeva l’iscrizione all’associazione Assocounseling dopo la frequenza di un corso triennale di formazione di natura privata che avrebbe abilitato a svolgere interventi quali:

  • - utilizzare strumenti conoscitivi derivanti da diversi orientamenti teorici;
  • - ascoltare e riflettere con il cliente in merito alle sue difficoltà;
  • - sostenere famiglie, gruppi e istituzioni.


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