Medicina Basata sull'Evidenza vs Medicina Basata sulla Narrativa.

psicologia e medicina narrativa

Post Trentadue

4 gen 2018 - pubblicato da Floriana De Michele

Per Medicina Narrativa s’intende una metodologia d’intervento clinico assistenziale basata su una specifica competenza comunicativa, come più volte sancito dall’Istituto Superiore di Sanità. Medicina Narrativa vuol dire fare medicina ponendo al centro del percorso di guarigione il paziente e non la sua malattia. Narrativa significa dare spazio al vissuto del paziente e alla narrazione della propria malattia come un vero e proprio strumento di cura e benessere. Questa metodologia è strettamente ed intrinsecamente legata alla Psicologia che dovrebbe essere la prima Scienza che si occupa in prima linea di questo aspetto. La Psicologia si occupa di narrazione ormai da oltre 30 anni grazie agli studi e alle ricerche sui processi narrativi e sul pensare quotidiano risalenti alle opere di Stein e Glenn (1979), Sabrin (1986) e Jerome Bruner (1986), o ancora Bury (1982) che ha scritto della malattia come rottura biografica dando poi origine, insieme ad altri autori, all’interesse per le narrazioni nell’esperienza clinica. La Medicina Narrativa dà importanza al dialogo tra operatore sanitario e paziente in modo bilaterale, senza abbandonare il malato ad una conversazione unilaterale, asettica ed oggettiva. Sia la Evidence Based Medicine che la Narrative Based Medicine, lavorando in modo connesso e interdipendente, dovrebbero allargare i propri orizzonti anche in direzione delle Scienze Psicologiche Applicate all’interno delle mura degli Ospedali. Assume un primario ruolo la comunicazione, la comprensione dei vissuti del malato e la cura di pazienti ospedalizzati soprattutto sul piano relazionale. La Psicologia può intervenire in modo sostanziale non solo direttamente con il paziente utilizzando il metodo della Medicina Narrativa, ma può mettere a disposizione dei Medici tutti, degli Infermieri e degli Operatori Sanitari la propria professionalità in modo da diffondere un cambiamento culturale, un approccio narrativo a partire dal momento diagnostico. Infatti le tecniche della storia e della narrazione possono essere applicate nella fase di prevenzione, di diagnosi, di terapia, anche nella paliazione, nell’aderenza al trattamento o anche al funzionamento del team di cura, o ancora possono essere applicate alla prevenzione del burn-out degli operatori o dei caregivers. Quanto più necessaria oggi è la Medicina Narrativa integrata con la Psicologia a causa sia della diffidenza del paziente nei confronti del sistema sanitario, sia della sempre più preponderante influenza della tecnologia che, a volte, azzera la relazione Medico-Paziente. Per offrire uno spunto di riflessione, Giorgio Bert, nel suo saggio “Ma perché non fa quel che le ho detto?” studia il fenomeno della “non compliance” secondo il quale il malato non segue la terapia prescritta. Bert afferma che gli ostacoli alla fiducia nel medico da parte del paziente sono le convinzioni radicate sulla propria salute, i pregiudizi sul sistema sanitario e sulle cure, le paure, le speranze, le convinzioni irrazionali e la reattanza psicologica, cioè la sensazione che la prescrizione limiti la propria libertà individuale. Perciò appare chiaro che attraverso una metodologia medico – narrativa – psicologica è possibile trasformare la “prescrizione” in rapporto medico-paziente che sia anch’esso terapeutico con lo scopo di accompagnare il malato durante il percorso di guarigione. Grazie ad una pragmatica interdipendenza professionale tra Medici, Psicologi ed Infermieri è e sarà sempre più possibile trasformare Ospedali Generali in luoghi più accoglienti che sappiano porre al centro del processo di guarigione la Persona con la malattia e non più la Malattia che abbatte la persona.



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