Educazione sessuale a scuola: alfabetizzazione emotiva

educazione sessuale

Post Sessantuno

8 Gen 2019 - pubblicato da Floriana De Michele

Situazione dell'Educazione Sessuale in Italia

Qual è il livello di educazione circa la sessualità in Italia?

Quali spazi hanno i giovani e gli adolescenti per confrontarsi ed elaborare la sfera della sessualità?

“In Italia, il dibattito pedagogico sui temi riguardanti l’educazione sessuale, sia in chiave scolastica che extra, sembra essere sostanzialmente inesplorato.”

“Traiettorie underground della formazione” è il testo in cui S. Maltese compie un’indagine dettagliata sull’educazione alla sessualità in Italia, all’interno dei contesti educativi sia formali che non formali che informali.

Dall’indagine emerge che ci sia una grande vuoto educativo riguardo la sessualità.

Se si parla di sessualità femminile e maschile, lo si fa privilegiando esclusivamente 2 ordini di discorsi:

  • quello della scienza che indaga l’aspetto puramente biologico e fisiologico della sessualità

  • quello relativo alle scelte legate alla salute.

  • Maltese rileva che all’interno dei contesti educativi se si parla di sessualità lo si fa mantenendo un atteggiamento formale, fornendo per lo più nozioni ai giovani circa la fisiologia dell’apparato riproduttivo e informando circa i rischi derivanti dal vivere una sessualità non protetta rimanendo cioè nell’ordine di discorso materiale, fisico e biologico.

    Ciò che manca sono degli spazi educativi che esplorino la dimensione psichica della sessualità o affettività, che indaghino e sostengano la componente identitaria che con la sessualità si struttura; che accompagnino i giovani nel processo di conferimento di senso dell’esperienza sessuale.

    Atteggiamento giudicante e moralizzante degli adulti

    L’assenza di spazi narrativi della educazione allaa sessualità a scuola e molto spesso a casa, oltre alla persistenza di narrazioni dogmatiche, moralizzanti, legate ad una cultura cattolica e per certi versi bigotta, produce un vuoto di significanti con cui poter elaborare il mondo affettivo, emotivo inaugurato dalla sessualità in adolescenza.

    L’esperienza, privata della narrazione e spesso invece accompagnata da un atteggiamento giudicante (tanto esterno, quanto quindi interno, psichico), non ha modo di essere elaborata e quindi di configurarsi in modo integro e sensato all’interno della cornice esistenziale dei soggetti.

    Disagio adolescenziale

    L’adolescente, oggi, si trova a dover gestire la trasformazione della propria identità senza fare affidamento a riferimenti forti e adulti “significativi”. Le modificazioni fisiologiche spesso veloci e quasi improvvise consentono di definire la propria appartenenza di genere ma, talvolta, rendono difficile l’accettazione del nuovo corpo creando disagi che possono manifestarsi con disturbi dell’alimentazione o piercing e tatuaggi portati all’eccesso.

    Interlocutori e contesti necessari per gli adolescenti

    In questo processo di crescita l’adolescente ha bisogno di un confronto con l’adulto, di momenti e di spazi di ascolto con “interlocutori reali, flessibili e capaci di restituzione” .

    Il compito dell’adulto non è quello di fornire certezze, ma quello di “restituire il proprio esserci per rendere possibile l’esserci dell’altro”.

    Da numerose ricerche sui bisogni adolescenziali è emersa la necessità di fornire ai ragazzi strumenti di orientamento non solo per avere informazioni ma soprattutto per avere spazi in cui porre le proprie domande e luoghi in cui essere ascoltati.

    Non erano cioè presenti luoghi in cui i ragazzi potevano portare il loro disagio evolutivo, non ancora patologico, luoghi in cui i ragazzi “normali” potessero confrontarsi con adulti sui temi della crescita, dei cambiamenti corporei, dei rapporti con il gruppo dei pari, con il partner con cui parlare di sessualità e delle scelte che questa comporta.

    Ciò ha conseguenze gravi nei giovani che si ritrovano soli a dover fare i conti con un’esperienza strutturante l’identità, emotivamente fondamentale senza strumenti e senza codici significanti con cui elaborarla ed inserirla in modo integro e sensato all’interno della propria storia.

    I rischi giovanili della sfera emotiva

    Tale vuoto, tale assenza educativa si riversa in condotte a rischio, comportamenti lesivi, incapacità di legare la sfera affettiva a quella sessuale; affidamento ad internet per rispondere ai dubbi, alle paure, alle difficoltà; oltre alle sempre più diffuse pratiche online come la nuova moda da web: LOOK AT ME GENERATION pratiche di esibizionismo nei social network, sempre più diffuse tre i ragazzi tra i 13 ed i 19anni.

    La ricerca effettuata dall’ IDO di Roma nel 2011 evidenzia come criticità principale la forte scissione che i giovani fanno tra sessualità e affettività. Il 70% dei ragazzi intervistati dichiara che sesso e affettività sono due cose differenti e che non necessariamente debbano essere unite.

    Questo dato non sorprende vista l’assenza di spazi educativi dedicati all’elaborazione della sessualitàa a scuola media , evidenziata da Maltese.

    Il senso della sessualità , femminile e maschile, , quella complessualità che coinvolge la sfera emotiva, affettiva, fisica, cognitiva di ogni essere umano rimane evasa da ogni discorso che la società e gli adulti rivolgono ai giovani.

    Sessualità vs Affettività : solitudine adolescenziale

    Come possono allora connettere dentro di loro sessualità e affettività?

    Galimberti (1983) afferma che nella sessualità di un uomo ci sono le tracce del suo modo di essere al mondo, dunque i percorsi della sessualità adolescenziale sono caratterizzanti per lo sviluppo globale del soggetto e l’evasione sociale che, soprattutto in Italia, si evidenzia nel processo educativo riguardo questa fondamentale tematica, producono un vuoto gravissimo intorno ad un periodo fondamentale dove si struttura una parte profonda della personalità degli individui.

    La mancanza di un processo educativo che sostenga le difficoltà, i dubbi, le incertezze di ogni adolescente che si trovi a confrontarsi con la complessità del mondo della sessualità (rif. linee guida dell'OMS) , genera una condizione di solitudine esistenziale nei giovani che si trovano a dover elaborare il proprio mondo interiore, in piena trasformazione, in completa solitudine senza l’appoggio e la guida di figure di riferimento adulte che possano accompagnarli nella ricerca di risposte ai complessi quesiti che la sessualità apre e senza così riuscire a significare una parte del proprio mondo.

    La mancanza di spazi di confronto dove elaborare il proprio sentire e quindi riuscire ad attribuire significato alle esperienze, riuscendo così ad consolidare all’interno di un quadro identitario maggiormente definito le nuove dimensioni psico-fisiche e affettive che l’esperienza della sessualità inaugura, genera la difficoltà per i giovani di significare la propria esperienza e di inscriverla all’interno del proprio quadro identitario.

    Ciò fa emergere una difficoltà nel legare la sfera sessuale a quella affettiva ed integrare stabilmente la sessualità nel processo psichico e strutturale dell’individuo.

    La sessualità viene vissuta non come mezzo di unione, come momento di massima intimità con l’altro bensì come fine,fine a se stesso. Come attività “agonistica” in cui ciò che conta è la performance da poter poi raccontare o addirittura mostrare sul web.

    I dati parlano chiaro: la scuola quando prevede percorsi legati alla sessualità lo fa trattando il piano puramente fisiologico o al massimo gli interventi svolti all’interno degli istituti sono mirati a dar conoscenze nozionistiche legate ai rischi del sesso non protetto.

    La prima esperienza

    Così i ragazzi arrivano all’esperienza sessuale con tante informazioni ma emotivamente impreparati, accompagnati da vissuti di angoscia, timore di sbagliare la performance, agitazione spropositata.

    All’interno dei contesti formativi non formali e informali, la situazione non è molto differente, poche sono le famiglie che parlano di sessualità con i propri figli e la percentuale scende ancora nei casi di giovani omosessuali che, come dice Maltese, tanto poco spazio trovano nel mondo sociale per confrontarsi che hanno trovato “Traiettorie Underground” dove elaborare e strutturare il proprio percorso di crescita, lontano dal resto del mondo.

    Lo smarrimento degli adolescenti

    L’esperienza della sessualità viene così accompagnata sovente da uno smarrimento psichico ed un’ incapacità di riflettere e significare le proprie esperienze che si traduce in agiti comportamentali inconsci e analfabetismo del mondo emotivo interno, in pieno subbuglio.

    Si evidenziano molti comportamenti disfunzionali messi in atto da giovani ed adolescenti che, nel pieno della confusione esistenziale, privi di spazi strutturati e figure di riferimento, si sperimentano con comportamenti a rischio con cui forse, i giovani, urlano la loro necessità di essere riconosciuti e guidati.

    Il ruolo del consultorio familiare e quello del web

    I consultori familiari hanno tentato di colmare tale lacuna ma le statistiche ci dicono che solo una piccola percentuale di giovani si rivolge al servizio. Un po’ per paura, un po’ per vergogna, un po’ per la poca informazione sui servizi, le giovani generazioni preferiscono affidarsi al web piuttosto che ai servizi locali per risolvere i loro quesiti.

    L’Ido di Roma ha escogitato come soluzione di accedere proprio al mondo dei giovani attivando una piattaforma web chiamata "se sò è meglio" , dove i giovani trovano un team di professionisti pronti a rispondere alle loro domande, curiosità e difficoltà.

    Le statistiche delle interviste con gli adolescenti

    Per effettuare le ricerche in merito al modo di vivere la sessualità dei giovani, alla conoscenza dei servizi di zona, gli specialisti si sono avvalsi di questionari e interviste somministrati all’interno delle scuole.

    Tali strumenti di ricerca sembrerebbero i più efficaci per esplorare la tematica nei giovani e potrebbero essere un ottimo metodo per avviare un progetto di educazione alla sessualità nel contesto aquilano.

    Secondo i dati elaborati dall'Istituto di Ortofonologia (Ido) di Roma, divulgati durante la prima Conferenza europea su "Salute e benessere dei giovani" il 72% degli adolescenti tra i 12 e i 14 anni approccia per la prima volta a pratiche sessuali con i pari.

    La ricerca, svolta su un campione di 8.508 giovani tra i 12 e i 20 anni, rileva come il primo rapporto sessuale per il 46% dei maschi avviene in un età compresa tra i 14 e i 16 anni, mentre per il 53% delle femmine tra i 17 e i 19 anni.

    L'approccio con le problematiche relative alla sessualità, però, subisce l'influsso dei media, e soprattutto della rete, che consente la possibilità di accedere facilmente al sesso virtuale, magari nella solitudine della propria stanza con immagini e video, o anche di confrontarsi virtualmente utilizzando chat e webcam.

    La ricerca svolta dall'Ido, poi, mostra un panorama complesso del rapporto giovani - sessualità.

    Per il 70% degli intervistati, affetto e sesso si possono separare. L'86% di loro parla volentieri di ciò che riguarda la sessualità con gli amici, ma il desiderio di informarsi sull'argomento, magari a scuola da personale extra scolastico esperto, è condiviso dall'86%.

    Con i genitori è sempre difficile parlare di sesso, tanto che solo il 27% ammette che le maggiori informazioni sul sesso gli sono state fornite dalla madre, mentre solo l'8% dal padre.

    Federico Bianchi di Castelbianco, direttore dell'Ido, parla di "sessualità agita come stile di vita nell'adolescenza, che rappresenta un modo per superare il senso di inadeguatezza e disagio. Attualmente - prosegue - ci confrontiamo con ragazzi che incontrano sempre maggiori difficoltà nel processo di costruzione dell'identità sessuale".

    Quale educazione alla sessualità per i giovani ?

    L’analfabetismo emotivo è conseguenza inevitabile di questo stato di cose che viene rafforzato dalla facilità di accesso alle pratiche web dove i giovani, nascosti dietro schermi virtuali, possono sperimentarsi e mostrarsi all’altro senza svelarsi, senza confrontarsi ne con l’altro ne con il proprio mondo emotivo esacerbando così il divario tra fisicità e affettività. Nasce quindi la necessità di una alfabetizzazione emotiva, per bambini che diverranno adulti, nella scuola d'infanzia. Nasce cioè la necessità di una prevenziona sanitaria a scuola, un progetto di alfabetizzazione che si inserisca nell'orizzonte della scuola.

    Come educare alla sessualità ? Come educare i giovani all’alfabetizzazione emotiva?

    È necessario avviare delle campagne di informazione e sensibilizzazione per i ragazzi che si pongano l’obiettivo di fornire gli strumenti che rendano i ragazzi in grado di integrare i vari aspetti della crescita, della sessualità, dell’affettività in modo tale da colmare quella lacuna sociale nonché psichica che porta a scindere la sessualità dall’emotività e dai restanti aspetti della personalità.

    Un intervento nelle scuole, effettuato con pratiche attive volte a fornire ai ragazzi uno spazio di scambio e condivisione scevro dal giudizio, ad attivare una riflessione circa il ruolo della sessualità e l’importanza di questa come fattore fondamentale della personalità ed attivare un processo di presa di consapevolezza di sé e del proprio mondo emotivo, sembrerebbe ad oggi più che utile, necessario.

    Inoltre una maggiore diffusione sul territorio di opuscoli informativi che spieghino cosa sono i consultori, come funzionino e quali sevizi offrano potrebbe smantellare qualche falsa credenza circa tali servizi e facilitare l’accesso dei giovani ai servizi.

    Sicuramente l’intervento che si rileva essere più necessario in questo momento è all’interno degli istituti scolastici.

    Essendo la scuola il luogo educativo principale in cui i giovani passano la maggior parte del loro tempo ed in cui hanno la possibilità di confrontarsi sia con i pari che con figure di riferimento adulte diverse dai genitori, è all’interno di questi contesti che bisogna dar vita a spazi educativi sulla sessualità e soprattutto sull’affettività.

    Bibliografia

    S. Maltese, "Traiettorie underground della Formazione, Franco Angeli editore, 2017, p. 22, p. 27

    A. Lotti, Adolescenti e Consultorio, un incontro possibile ?, Altieri, Milano 1998



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