Paura e coraggio: due facce di una stessa medaglia.

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Post CinquantaNove

18 Ott 2018 - pubblicato da Floriana De Michele

Paura e coraggio: due facce di una stessa medaglia.

Superman non è coraggioso, lui affronta situazioni spaventose ma … di fatto è indistruttibile, sa che non può accadergli niente, quindi non è coraggioso!

Noi lo siamo! affrontiamo la realtà senza super poteri con i mezzi che abbiamo a disposizione, accettando quello che ci accade. Si, ma non senza opporre resistenza, tiriamo fuori il nostro coraggio. La paura e il coraggio...senza l'uno l'altro non esiste, sono strettamente legati.

Mi viene da pensare al significato allegorico che c'è nel personaggio Jekyll e del signor Hyde. Per quanto Hyde disprezzi il suo opposto egli non essisterebbe senza l'altro, e di certo non potrebbero essere tanto diversi e esaltare le loro differenze se non ci fosse il continuo confronto con il proprio opposto. Non guardate con troppa severità la paura, che ci ha aiutato a sopravvivere e, infatti, la natura ci ha dotato di questo infallibile strumento proprio per farci sopravvivere.

Senza la paura non ci sarebbe il coraggio. La paura è un sentimento antico, la paura è emozione nell'essere umano, nel senso che come tante altre emozioni umane è stato saggiamente selezionato al fine di tutelare la nostra sopravivenza. La pura del buio, la paura di morire, la paura delle malattie, la paura dell'altrove, la paura dell'alidilà, queste le paure più antiche. Significa di fatto che noi siamo "progettati" per avere paura e questa paura è utile.

Il termine “paura”, tuttavia, potrebbe far pensare ai personaggi che abbiamo letto nei romanzi e che abbiamo giudicato codardi, come Don Abbondio, e i coraggiosi ci rimandano a super eroi o cavalieri templari. Tali immagini distorcono completamente le due emozioni, che coesistono e si alimentano a vicenda anziché annullarsi. Il coraggio e la paura, non c'è coraggio senza paura, anzi il coraggio è fatto di paura. Senza limiti nè di tempo nè di spazio, la paura e il coraggio dall'America alla Cina. Attraversando tute le religioni, la paura e il coraggio nel buddismo, cristianesimo, induismo. Il coraggio è la nemesi della paura, l’opposto, il contrario. Senza la paura nessuno di noi saprà mai quanto siamo coraggiosi. La paura e coraggio di Falcone, la paura e coraggio di Borsellino. Ma solo se passiamo attraverso situazioni spaventose possiamo davvero misurarci con essa!

Ci chiamano fifoni, sin da bambini, ci deridono se ci copriamo gli occhi davanti ad un film horror, ecco perché guardiamo con diffidenza ad un sentimento che invece fa parte di noi ed è la spia di situazioni in cui ci dobbiamo dar da fare con un certo impegno e far venir fuori il coraggio che non emergerebbe certo in una rilassante giornata al mare.

Nel film della Pixar la protagonista Riley, una ragazzina di undici anni del Minnesota, convive con cinque emozioni: Gioia , Disgusto , Rabbia, Tristezza e c'è anche la Paura (che tiene Riley lontano dai pericoli). Ma la paura serve a dirigere la mente di Riley all'interno di un quartier generale, agendo su una console piena di pulsanti.

Vedete voi stssi come eroi, senza scudi o spade, armature o super poteri: l’arma per battersi contro la paura siamo noi stessi. La coesistenza fra queste due realtà tanto opposte, ma assolutamente interdipendenti, è possibile e comprensibile tenendo in considerazione che una volta che ci rendiamo conto di avere paura, e che questa paura ci limita (io ho paura di salire in aereo ma adoro viaggiare) dobbiamo mettere in atto una qualche strategia per superarla, è quello il momento in cui abbiamo coraggio! Come si può essere coraggiosi se non si accetta la paura? È come pensare di guarire da una malattia ignorandone volutamente l’esistenza.

Siamo forti e liberi affrontando le nostre paure, le nostre ombre, fino alla prossima prova di coraggio. Il concetto di paura e coraggio cambia in ognuno di noi, ed è diverso a seconda dello schema mentale che abbiamo costruito nel tempo, costruito e cementificato dalle influenze sociali e culturali subìte, dalle esperienze fatte, dai valori che hanno insegnato. Le suffragette, nell’ Inghiterra del 800 per esempio affrontavano una società maschilista, per cui si trattava di affrontare non solo uomini estranei a loro, come il capo della fabbrica o un ministro che diceva loro che non avevano diritti, ma mariti arrabbiati, padri severi, famiglie che si mettevano contro, guardandole come vere e proprie eretiche. Col passare degli anni, col cambiamento che la società ha visto, oggi quelle stesse donne sono il simbolo dell’ emancipazione, certo, ma sopratutto di coraggio.

Certo che erano spaventate, non erano mica stupide da non rendersi conto dei pericoli!

Per la mia esperienza personale fatta di paure più o meno reali, fatta di misure cautelari ed evitamenti, ma sopratutto fatta di auto giudizi severi verso quella paura che io, in prima persona, giudicavo come sintomo di debolezza, ciò che racchiude l’essenza dell’argomento è:

“l’uomo che non sente la paura è un folle, colui che è in balia di essa è un codardo. Continuare a fare quello che deve essere fatto nonostante la paura, questo è il coraggio” (Piers Anthony, scrittore britannico di genere fantasy; 1934 – ) Se non avessimo paura, se prendessimo una pausa dalla paura per certo periodo di tempo, cosa ci piacerebbe fare?

Ecco è così che dovremmo imparare a vivere!



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