LA PREVENZIONE DEI SUICIDI

prevenzione del suicidio

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10 Giu 2020 - pubblicato ad Avezzano , da Floriana De Michele

LA PREVENZIONE DEI SUICIDI

Il suicidio è tra le prime venti cause di morte principali a livello mondiale in tutte le fasce d’ età.

Ogni anno si registrano circa 800.000 suicidi quindi uno ogni 40 secondi. In Italia nel 2016 ci sono stati 3.780 morti per suicidio facendo registrare un tasso di mortalità pari a 7,1 per 100.000 abitanti. Tali dati, elaborati dal’Istituto Superiore di Sanità, sono derivati dall’indagine Istat sulle cause di morte e riferiti alla popolazione di 15 anni in su.

Gli uomini (77%) si suicidano più delle donne (22%) e si muore maggiormente nelle regioni del Nord Italia rispetto alle regioni del Centro e del Sud Italia. Gli over 70enni (27,4%) si suicidano di più dei giovani fino a 29 anni (8%) nonostante per quest’ultimi il suicidio rappresenti la terza causa di morte dopo gli incidenti stradali e le malattie oncologiche.

Nel corso dei secoli questa percentuale è salita poi ridiscesa poi salita nuovamente attualmente. Tra il 1999 ed il 2017 questa percentuale è salita del 33%. I metodi che più frequentemente vengono utilizzati sia dagli uomini che dalle donne, anziani e giovani, sono l’impiccagione, la precipitazione dai luoghi elevati, l’uso d’arma da fuoco, farsi travolgere da un mezzo in movimento.

Molti sono i fattori associati con l’aumento del rischio di suicidio degli ultimi due decenni: la depressione, l’ansia, fattori sociodemografici e l’uso di sostanze.

Deshaies ritiene che il suicidio sia determinato da fattori psicologici integrarti con fattori sociali. La situazione suicidaria scaturirebbe da una determinata struttura psichica capace di irrompere sotto la spinta di stimoli psicologici personali ed ambientali per cui si caratterizzano sei tipi di suicidio: il suicidio difensivo per una situazione intollerabile, il suicidio autopunitivo per un sentimento di colpa, il suicidio autoaggressivo per la interiorizzazione di un atto aggressivo, il suicidio oblativo per atto sacrificale, il suicidio ludico per suggestione, il suicidio tanatologico per istinto di morte.

La suicidologia, cioè lo studio scientifico del suicidio, che si fa risalire a Edwin Sheneidman, identifica il soggetto a rischio di suicidio nella persona che si presenta attraverso l’espressione di pensieri quali:

    • Sono triste, depresso,

    • Vorrei essere morto

    • Mi sento solo,

    • Non riesco a fare nulla

    • Non posso più andare avanti cosi',

    • Sono un perdente,

    • Gli altri staranno meglio senza di me.

Tutti dovrebbero poter riconoscere questi segnali e dovrebbero tenere presente che chi desidera o minaccia di uccidersi si mette alla ricerca dei mezzi come armi da fuoco, farmaci o altro e parla della morte in modo insolito.

A ciò è frequentemente associato uno stato d’animo caratterizzato da sentimenti di disperazione, ma anche di rabbia incontrollabile, di desiderio di vendetta; di sentirsi intrappolati e senza via d’uscita. Sono persone tendenti all’azione, all’agire in modo istintivo e imprudente, senza riflettere sulle conseguenze di determinati comportamenti e si può eccedere nel consumo di alcol e di droga. Si tende a vivere condizioni di isolamento, allontanandosi dalla famiglia e dagli amici, dai contatti sociali.

Ansia, agitazione, disturbi del sonno, cambiamenti marcati del tono dell’umore, stanchezza di vivere associata alla difficoltà di riconoscere un senso alla vita: questi sono i sentimenti prevalenti nella persona a rischio di suicidio.

La predizione dei suicidi, tuttavia, è materia ardua in quanto decenni di ricerca non hanno portato a grandi conclusioni per cui può essere poco più di una chance, una probabilità e niente di più. Un singolo fattore di rischio non può portare a concludere che quella persona è realmente a rischio di suicidio e persino l’atto di autolesionismo rappresenta un timido effetto premonitore del suicidio.

Presso la Carnegie Mellon University si sono studiati, con tecniche di apprendimento automatico, alcune migliaia di pazienti con tendenze autolesionistiche per verificare quali fattori o concomitanza di fattori portasse con una certa attendibilità al suicidio. In questo studio si sono identificati alcuni fattori, con il 91% di accuratezza, quali firme genetiche e l’attività neuro cognitiva, che determinerebbero il tipo di persone che potessero sviluppare idee suicidarie, acclarando, nel campione prescelto, quante persone avessero tentato effettivamente il suicidio, con il 94% di accuratezza. Si è dimostrato che alcune tecniche di intervento possono avere buoni esiti di previsione suicidaria, ad esempio, attraverso uno screening che valuta il rischio suicidio tra i pazienti e sottoponendo ad un secondo screening quelli con una probabilità più alta, garantendo un programma di prevenzione a lungo termine (1 anno) attraverso il contatto telefonico o incontri vis a vis.

Si è dimostrato che i pazienti sottoposti a tale trattamento abbiano effettuato almeno il 30% in meno di tentativi di suicidio rispetto a quelli che hanno ricevuto un trattamento di emergenza tradizionale.

Attualmente la previsione dei suicidi rappresenta un campo di frontiera per tutti coloro che si occupano di sanità e che devono acquisire strumenti per identificare chi è a rischio suicidio in modo tale da poter intervenire in tempo.

L’impegno della psicologia e il ruolo dello psicologo in questo campo è ancora debole nonostante possa rappresentare un punto di forza favorendo l’interdisciplinarietà e la multidiciplinarietà tra le professionalità coinvolte (psichiatri, operatori dell’emergenza, caregiver, operatori sociali, pediatri, consulenti scolastici, insegnanti e molte altre figure).

Il suicidio è un fenomeno psicologico complesso che fa paura a livello comunitario ed è forse per questo che viene affrontato soprattutto come se si trattasse di una malattia psichiatrica all’interno dei centri di salute mentale o nei reparti ospedalieri psichiatrici.

La psicologia ha un enorme potenziale nel favorire la comprensione del fenomeno che, soprattutto nei momenti di forti crisi economiche e sociali come quella che si sta vivendo attualmente a causa dell’emergenza sanitaria dovuta al virus Covid-19, può esacerbare il fenomeno che, come previsto Negli Stati Uniti da uno studio (riportato da Enrico Marro sul giornale LA STAMPA) redatto dal Well Being Trust e dai ricercatori dell'American Academy of Family Physicians, stima per il prossimo decennio ben 75mila vittime legate alla crisi del coronavirus, classificate come “morti per disperazione”.

Ma la psicologia ha un enorme potenziale nel favorire il cambiamento personale, tramite le tecniche di elaborazione analitica e comportamentale, le tecniche di psicoeducazione che favoriscono la crescita culturale e sociale, facendo si che si lavori insieme tra le varie scienze e le varie pratiche. Assieme si potranno salvare più vite.

Bibliografia

1. “In Italia 3.780 decessi, sono spesso uomini e residenti al Nord” di Monica Vichi, Servizio tecnico scientifico di statistica (STAT) – Istituto Superiore di Sanità, e Silvia Ghirini Centro Nazionale Dipendenze e Doping (DIDOP) – Istituto Superiore di Sanità, quotidianosanita.it, 10 settembre 2019

2. “Malattie fisiche e mentali associate al suicidio: un’analisi delle cause multiple di morte” di Luisa Frova, Stefano Marchetti, Enrico Grande,G. Deshaies, www.istat.it

3. “Psicologia del suicidio” (1951) Astrolabio

4. “Il dolore mentale – psychache” , di M. Pompili, http://www.prevenireilsuicidio.it



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