Giustizia e Psicologia

psicologo e avvocato

Post Ventidue

7 Set 2017 - pubblicato da Floriana De Michele

Psicologo e avvocato diversi per professione, percorso di studi, titoli, ma uguali per la materia che trattano: l’Uomo. La Giustizia, infatti, non può operare prescindendo dai processi emotivi, affettivi, cognitivi, comportamentali e motivazionali umani. L’avvocato non può affrontare cause e conflitti giudiziari senza considerare le umane dinamiche degli eventi. Umani sono i ruoli e i conflitti processuali, i codici di legge e le loro interpretazioni. Ma soprattutto umani sono i giudizi, le decisioni e le loro implicazioni. (Gulotta, 2002). Va da sé comprendere che entrambe, Giustizia e Psicologia, indagano il comportamento umano: l’avvocato si occupa dei diritti e dei doveri che spettano alle persone e lo psicologo interviene spiegando loro cosa e come farlo per evitare conflitti e antagonismi. Quando il conflitto tra due persone è di natura legale e raggiunge il suo apice, l’avvocato viene chiamato in causa per far valere i diritti del cliente davanti alla Legge. Purtroppo però i malumori e le preoccupazioni permangono anche nel dopo-sentenza, e l’avvocato non possiede gli strumenti adatti per affrontare appieno i risvolti psicologici personali né durante l’iter giudiziario tantomeno a caso chiuso. La competenza psicologica, quindi, accanto a quella giuridica può favorire e valorizzare un approccio integrato, avendo come unico obiettivo il benessere e la soddisfazione del cliente sia sul piano legale, sia su quello psicologico. Il Decreto del Ministero della Giustizia 4 febbraio 2016 n.23 postula che lo psicologo può ufficialmente associarsi con uno studio legale, allo stesso modo l’avvocato può partecipare alle associazioni di psicologi. Il Decreto prevede inoltre che il beneficio associativo comprenda altre categorie di professionisti organizzate in ordini e collegi (architetti, ingegneri, commercialisti, etc.), escludendo così la possibilità che professionisti appartenenti alle cosiddette “professioni non organizzate” possano partecipare alle associazioni (di cui alla legge 14 gennaio 2013 n.4., Stop ai Counselor). Si aprono così, grazie al Decreto, nuovi scenari di opportunità professionali per gli psicologi. Gli ambiti di applicazione della Psicologia nella Giustizia sono vari, tra cui la mediazione familiare per il cliente e la consulenza psicoforense per l’avvocato.

Mediazione familiare

Chi si rivolge ad uno studio legale vive un momento di forte stress e avrebbe bisogno di un sostegno psicologico specialmente in caso di separazione e divorzio, affidamento, testamento (etc., cause di natura civile). Lo psicologo può intervenire offrendo la propria professionalità e sarebbe auspicabile senza nessun costo aggiuntivo, considerando che una delle preoccupazioni più diffuse - e quanto mai fondate - è la spesa che si deve affrontare ogni qual volta si chiede consulenza ad un avvocato. L’idea che l’attività di psicologo o psicoterapeuta possa entrare in contrasto con quella dell’avvocato è da abbandonare: lo scopo del mediatore familiare infatti non è quello di riunire la coppia in separazione rubando il lavoro del legale, e lo scopo dell’avvocato non è quello di separare ancora di più la coppia. Entrambi i professionisti hanno un unico obiettivo: il benessere del cliente, rispettando i suoi bisogni e i suoi voleri. A perseguire questo obiettivo, esistono studi legali specializzati in diritto di famiglia che hanno adottato la presenza associativa dello psicologo come mediatore familiare. In Italia c’è una separazione ogni 6 minuti e un divorzio ogni 10. La dimensione legale di questa vicenda è solo uno degli aspetti di un processo molto complesso pieno di stress, ansie, preoccupazioni per se stessi e per il futuro dei propri figli. Lo scopo della consulenza psicologica affiancata al lavoro del legale, quindi, è quello di fornire gli strumenti adatti ad elaborare tutte le emozioni negative per affrontare la separazione senza antagonismi - spesso resi più esasperati dall’intervento degli avvocati. All’interno dello studio legale, lo psicologo offre un servizio di consultazione per una separazione più consapevole e meno dolorosa, per ristabilire un equilibrio psicologico tra gli ex-coniugi promuovendo un sano affidamento condiviso, tutelare il benessere del figlio, ma anche per contrastare il triste e preoccupante aumento di casi di stalking e violenze subiti dalle donne dopo separazioni e divorzi. Anche in ambito penale l’intervento dello psicologo può rivelarsi indispensabile, al fine di aiutare la vittima a superare il trauma o per preparare l’imputato o la parte civile ad affrontare il processo (Gulotta, 2002). Sono già diversi gli studi legali in Italia che prevedono al proprio interno la presenza di uno psicologo. L’auspicio è che aumentino sempre di più per il benessere individuale e familiare.

Consulenza psicoforense

Molto meno diffusa in Italia rispetto alla mediazione familiare in studi legali è la consulenza psicoforense – conosciuta nei Paesi Anglosassoni come Trial Consultation -, stretta collaborazione fra psicologo ed avvocato. Il primo mette a disposizione del secondo la propria conoscenza in ambito psicogiuridico in merito ad attività quali deposizione dell’imputato, preparazione del testimone esperto (perito o consulente in ambito psicologico), redazione di note tecnico-scientifiche, preparazione dell’arringa, preparazione e analisi dell’audizione protetta del minore. La consulenza psicoforense intensifica ancora di più il rapporto tra mondo giuridico e mondo psicologico, e lo psicologo deve avere una formazione forense che gli permetta di agire in campo penale, civile e minorile offrendo una consulenza informale. Ma cosa significa “consulenza informale”? Significa che l’avvocato può richiedere il supporto professionale di uno psicologo pur scegliendo di non nominarlo nel processo in qualità di consulente tecnico. Il problema è che in Italia, rispetto all’America e all’Inghilterra, vi è una certa diffidenza per la psicologia dentro le mura dei tribunali, se non in caso di perizie psichiatriche o assistenza sociale ai minori. Nonostante questo, però, la psicologia può essere applicata anche in modo indiretto, ossia sul versante strategico. Lo psicologo, infatti, interviene – se richiesto dall’avvocato – nello studio del processo, nell’interpretazione delle prove, nella scelta delle argomentazioni da adottare durante l’arringa, nella scelta dei testimoni. Questo tipo di collaborazione permetterebbe al legale di utilizzare conoscenze psicologiche per costruire una difesa efficace, in quanto il processo italiano è ispirato ad un modello accusatorio dove la prova si costruisce proprio durante il dibattimento. In conclusione, con la consulenza psicoforense l’avvocato avrebbe l’opportunità non solo di supportare l’evidenza dei fatti con riferimenti di carattere psicologico che renderebbero l’arringa più persuasiva e convincente, ma anche di affrontare la preparazione al processo con nuovi strumenti psicologici in grado di rendere completo il lavoro anche rispetto alla relazione con la propria clientela.



Se hai trovato interessante questo articolo, puoi leggere anche: Il crimine e la psicologia per le teorie psicoanalitiche.


Chiamami con Whatsapp

Chiamami: 3391249564

Mandami un messaggio

Nome

E-mail

Oggetto

Messaggio