Disturbo Bipolare: diagnosi e cura

disturbo bipolare

Post Quattordici

17 Giu 2018 - pubblicato da Floriana De Michele

Lavorando in un CSM (Centro di Salute Mentale ex CIM) ho avuto l’opportunità di curare con il metodo della psicoterapia psicoanalitica e con buoni risultati diverse persone con diagnosi di Disturbo Bipolare. Casi in cura psichiatrica e farmacologica presso il CSM da molti anni oppure casi di giovani che rifiutavano i farmaci nonostante i gravi problemi di cui erano portatori.

Il Disturbo Bipolare

Attualmente la diagnosi di disturbo bipolare sembra addirittura una moda, dato l'eccessivo uso fatto in psichiatria tanto da indurre autori, come Joel Paris nel libro “Lo spettro bipolare: diagnosi o moda?” (Raffaello Cortina Editore, Milano, 2015)” a riflettere sull’elevata frequenza della diagnosi di disturbo bipolare e sui possibili effetti negativi sul trattamento clinico. L’autore parla di una specie di “imperialismo bipolare” prodotto dalla diagnosi di disturbo bipolare sulla base di osservazioni dei sintomi bipolari minori, come, ad esempio, gli sbalzi d’umore, l’irritabilità e l‘impulsività che includono sotto un ampio spettro altri disturbi o altre caratteristiche presenti nella popolazione generale. Lo sfondo culturale moderno con l’avvento dell’era del litio, il ruolo dell’industria farmaceutica, oltre che, con la naturale tendenza della psichiatria ad essere oggetto di mode, ha facilitato il processo dello “stigma” a nome del bipolarismo attraverso la scontata fruibilità delle diagnosi psicopatologiche per mezzo dei potenti canali di fascinazione e seduzione attuali: internet, tv, radio, interpretazioni biografiche in termini di disturbi psichiatrici a personaggi storici o artistici.

Il Disturbo Bipolare cos’è?

Derivato dal concetto di malattia maniaco-depressiva già denominato depressione bipolare, il Disturbo Bipolare è un disturbo dell’umore grave in cui è alterato l’equilibrio timico . Sua caratteristica è, infatti, l’alternarsi di episodi maniacali o ipomaniacali, consistenti in significative elevazione del tono dell’umore, con episodi di depressione, cioè di significativo calo dell’umore. Nel DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Raffaello Cortina Editore, Milano 2014) le diagnosi di Disturbo Bipolare e Disturbi correlati (Disturbo Bipolare di Tipo I e Disturbo Bipolare di Tipo II) sono stati differenziati dai “disturbi depressivi” e inseriti tra i capitoli riguardanti i disturbi dello “spettro della schizofrenia e altri disturbi psicotici e disturbi depressivi” assegnando una funzione di “ponte tra le due classi diagnostiche in termini di sintomatologia, storia familiare e genetica”.

NelDSM-5 le diagnosi sono definite Disturbo bipolare I, Disturbo bipolare II, Disturbo ciclotimico, Disturbo bipolare e disturbi correlati indotti da sostanze/farmaci, Disturbo bipolare e disturbi correlati con altra specificazione e Disturbo bipolare e disturbi correlati senza specificazione.

In definitiva, si è passati da una terminologia che indicava chiaramente un quadro nosografico grave, al concetto di bipolarità o di spettro bipolare , così da includere nella diagnosi del disturbo bipolare gran parte del campo d’interesse della psichiatria, caratterizzato in generale da anomalie o instabilità affettive. Tuttavia, generalmente ci si riferisce a due tipi di bipolarismo.

Disturbo bipolare I

Esso si caratterizza per l’alternanza di episodi depressivi e di episodi maniacali. La mania solitamente eclatante si manifesta in diverse gradazioni. I sintomi sono: umore eccessivamente buono, infaticabilità, allegria; i comportamenti appaiono molto sciolti e disinibiti, estrema facilità a spendere soldi e a fare acquisti; è presente una sensazione di intensa energia, iper-attenzione e massima distraibilità; il soggetto intraprende molte attività, ma difficilmente riesce a portarle a termine; l’aggressività e l’impulsività si manifestano con serie conseguenze nella vita personale e lavorativa; l’irrequietezza generale, la facile irritabilità, velocità dei pensieri, distraibilità eccessiva, insonnia, l’aumento del desiderio sessuale portano la persona a supervalutare le proprie capacità fisiche e la propria capacità mentale di giudizio; l’ abuso di droghe, di alcool e di farmaci, i comportamenti provocatori e seduttivi in modo inappropriato completano il quadro maniacale. Per poter parlare di episodio maniacale i sintomi descritti devono persistere per più di settimana .

Più importante è qualitativamente diversa dal panico, poiché mancano i tipici pensieri di morte o perdita di controllo.

Disturbo bipolare II

Esso si caratterizza per la presenza di episodi depressivi e di episodi ipomaniacali. Anche l’ipomania è uno stato di eccitazione dell’umore, ma è sicuramente meno intenso della mania. L’ipomania, tuttavia, non è espressione della felicità, in quanto si manifesta senza causa ed è percepita dagli altri come strana, infatti, in genere è preceduta da una fase depressiva e si presenta come cambiamento dell’umore ingiustificato.

Disturbo Bipolare: cause scatenanti

Cosa è che scatena il disturbo bipolare ? Parlare delle cause del Disturbo Bipolare significa riferirsi soprattutto a fattori di rischio piuttosto che a cause ben determinate. Esso appare come il risultato di fattori genetici e ambientali e socio culturali come nella generalità delle malattie psichiatriche. Per lo più gli studi insistono sulla familiarità, ma è acclarato che fattori ambientali stressanti, legati ai ritmi circadiani modificati, possono condizionare sia l’ insorgenza che il decorso del disturbo bipolare: i cambiamenti stagionali, le ore di sonno, l’esposizione agli stimoli quotidiani, il ritmo veloce della vita moderna, l’abuso di alcool, caffeina e stimolanti, l’uso delle droghe (marjuana, eroina, cocaina, anfetamina, extasi ed altri stimolanti) e di farmaci antidepressivi.

Disturbo Bipolare sintomi fisici e psicologici

Le persone che soffrono del Disturbo Bipolare di solito vengono percepite dai familiari o da chi ha contatti relazionali con loro come persone che soffrono di depressione, stanche, demotivate, che fanno pensare ad una mancanza di volontà e ad un’ostinazione a non reagire. Potrebbero essere persone che non rispondono ad una cura farmacologica, che rifiutano la cura medica o con tendenza a divenire irritabili e che possono creare non pochi problemi ai familiari perché non si fanno aiutare. Per le persone che stanno vicine al malato è molto faticoso capire quello che succede e a incoraggiare la persona a reagire nel modo giusto.

La labilità dell’umore porta queste persone a vivere periodi di iperattività che potrebbero far pensare ad una ripresa della quotidianità, invece, ben presto ci si rende conto che non è così. In questo modo si esprime il sintomo maniacale che si oppone alla depressione nel tentativo di ritrovare il sé buono, ma che da solo non ce la fa. Le persone che soffrono del disturbo, infatti, sono tormentate da pensieri negativi su sé stessi e sul proprio futuro, sull’ambiente che le circonda. Sembrano talmente concentrate su questi temi a carattere negativo che possono sentirsi senza speranza e senza possibilità di cambiare. Soffrono di un disordine bipolare che li costringe a passare molto tempo a rimuginare senza trovare chiarezza e a convincersi sempre di più di non valere nulla essendo eccessivamente critici verso sé stessi. La persona potrebbe essere esposta ad un alto rischio suicidario.

Potrebbe anche trattarsi di un bambino o di un ragazzo con difficoltà nella regolazione delle emozioni. Oppure potrebbe essere una persona con problemi di gioco d’azzardo patologico o con problemi di dipendenza da sostanze.

Si tratta, in ogni caso, di persone che provengono da un vissuto di profonda sofferenza, alimentata all’interno di relazioni umane confuse, dove l’esperienza della perdita affettiva, reale o immaginaria, vissuta in modo prematuro o immaturo, dell’oggetto amato reale o introiettato, crea un senso di colpa implacabile per cui il paziente ne vive la responsabilità. L’alternarsi degli stati maniacali e depressivi sarebbero dovuti, seguendo il pensiero di Melania Klein, all’impossibilità della persona di riconoscere all’interno del suo Sé sia le parti buone che quelle cattive. L’accettazione delle due parti vissute come complementari e non più scisse è la condizione per il superamento del disturbo bipolare.

Diagnosi del disturbo Bipolare : test

Al fine di poter aiutare il paziente a comprendere e a tenere sotto controllo la complicata sintomatologia del disturbo bipolare e a guidarlo attraverso le varie tappe del trattamento, che non può non tener conto del particolare stile di vita imposto dalle opposte sintomatologie della bipolarità, diventa molto importante e necessaria la valutazione psicodiagnostica del disturbo bipolare.

L’utilizzo dei test, all’interno di una batteria completa di test che permette di valutare lo stato psicologico generale del paziente, come il test Young Mania Rating Scale test del disturbo bipolare, serve a comprendere se sono presenti disturbi ipomaniacali e a fare una diagnosi precoce insieme all’utilizzo delle Scale per valutare il tipo e la presenza di ansia o Scale per la valutazione della depressione o Scale per valutare la mania.

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La diagnosi del disturbo bipolare infatti non può limitarsi alla sola osservazione clinica dei sintomi come vengono riferiti dal paziente o dalla famiglia per iniziare un trattamento farmacologico destinato alle continue revisioni di controllo. L’affettività cangiante ed intensa, ad esempio, è caratteristica anche dei disturbi di personalità. Il disturbo borderline di personalità, ad esempio, ha come elemento caratteristico proprio l’instabilità dell’umore e risponde ai metodi terapeutici sviluppati per trattare i disturbi di personalità.

Appare, dunque, necessario trovare modi maggiormente idonei all’ identificazione delle forme subcliniche del disturbo bipolare affinché i pazienti possano essere trattati di conseguenza.

L’uso dei test psicologici specifici per un migliore inquadramento o diagnosi delle singole psicopatologie psichiatriche è il lavoro che lo psicologo svolge per poter mettere a punto una cura o trattamento più rispondente alle necessità del paziente.

Trattamento del Disturbo Bipolare

Curare il paziente portatore di questa patologia significa prima di tutto considerare la malattia nella sua complessità e non concentrarsi esclusivamente sull’episodio depressivo o maniacale tenendo sempre presente la persona.

Terapia medica

Importante è la terapia farmacologica del disturbo bipolare. Vengono utilizzati farmaci stabilizzatori del tono dell’umore al fine di evitare le ricorrenti oscillazioni del tono dell’umore. Attualmente risulta molto utilizzato il litio carbonato, in particolare per il trattamento della mania in fase acuta, ma pare sia indicato soprattutto per l’azione di prevenzione delle crisi sia maniacali che depressive. Vengono utilizzati con le stesse finalità anche “farmaci anticonvulsivanti che hanno l’effetto di stabilizzare l’umore: il valproato sodico (Depakin, Depamag), efficace nel trattamento della mania e degli stati misti; la carbamazepina (Tegretol), efficace nel trattamento della mania; la lamotrigina (Lamictal), efficace nella prevenzione delle ricadute depressive. Anche gli antipsicotici atipici hanno un enorme effetto sulla stabilizzazione del tono dell’umore; tra questi ci sono: l’olanzapina (Zyprexa), il risperidone (Risperdal), la quetiapina (Seroquel) e la clozapina (Leponex)” › Disturbi dell'Umore.

In alcuni casi gli antidepressivi possono indurre un viraggio, uno switch nello stato maniacale o danni iatrogeni per cui bisognerebbe evitare la somministrazione di tali farmaci a chi soffre di disturbo bipolare.

Psicoterapia

La psicoterapia è senz’altro un grande aiuto a chi soffre di tale disturbo e può svolgere un ruolo fondamentale nel trattamento. L’approccio psicoanalitico appare particolarmente adatto in quanto ha lo scopo di scavare in profondità della psiche e sollevando le resistenze dei processi psichici favorisce la riparazione del trauma emotivo alla base della sofferenza bipolare. Attraverso un solido legame trasferale, che permette un altrettanto solida alleanza terapeutica tra psicologo psicoterapeuta e paziente/cliente, infatti, è possibile elaborare i vissuti di sofferenza, comprenderne il significato e riorganizzarli in modo più efficace per la propria personalità.

Lo psicoterapeuta psicoanalitico lavorando in collaborazione con lo psichiatra che si occupa della terapia farmacologica e con il consenso del paziente, aiuta il paziente stesso a curarsi nel miglior modo possibile, fino alla revisione graduale della terapia farmacologica nello scambio collaborativo profondo e proficuo tra i due professionisti.

Psicoeducazione

Consiste nel fornire al paziente ed ai suoi familiari informazioni importanti affinché possano comprendere meglio le fasi della malattia, contrastarla con l’atteggiamento idoneo e supportare il paziente e i familiari stessi durante un percorso più o meno lungo non sempre facile e senza intoppi.

The American Journal of Psychiatry ha pubblicato uno studio sul disturbo bipolare in cui si è rilevato che il 98% dei sintomi sono molto migliorati dopo due anni di trattamento anche se il 40% delle persone osservate ha avuto una ricaduta nei due anni successivi, concludendo che, anche dopo la remissione dei sintomi, è molto importante garantire un adeguato monitoraggio psicoterapeutico e farmacologico.

Una paziente durante una seduta di psicoterapia psicoanalitica dove ha scoperto di non essere una grande depressa ma una sofferente del disturbo bipolare afferma scherzando: ”dottoressa in tutto questo tempo ho scoperto di non essere doppia ma di essere la metà” , la mia risposta interpretativa, sempre in tono scherzoso, è stata: ”hai ragione! Oggi puoi ben dirlo! Due facce della stessa medaglia! Ormai sei unica come sai esserlo solo tu!”

Fonti Bibliografiche

1) Joel Paris, Lo spettro bipolare: diagnosi o moda?, Raffaello Cortina Editore, Milano 2015

2) DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Raffaello Cortina Editore, Milano 2014

3) Melanie Klein, Invidia e gratitudine, Giunti Editore, Firenze 2012

4) Melanie Klein, Il nostro mondo adulto ed altri saggi, Giunti Editore, Firenze 1972, 1991

5) Pozzi G., Bacigalupi M., Serretti A., Tempesta E., Prevalenza dei disturbi mentali fra gli utenti dei servizi pubblici per le tossicodipendenze in Italia: uno studio multicentrico, Bollettino per le Farmacodipendenze e l’Alcolismo, 1993

6) The American Journal of Psychiatry, The McLean-Harvard First-Episode Mnia Study:Prediction of Recovery and First Recurrence, M. Toehn et al., vol. 160, dic 2003, pag. 2099-2017

7) Allegria, P., Leonardini, C., Lombardo, C., Milanese, A., Rainone, Capire il disturbo bipolare, in Cognitivismo Clinico, vol. 5, n. 1, 2008



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