CORONAVIRUS: GLI ASPETTI PSICOLOGICI DELLA SALUTE MENTALE

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27 Mag 2020 - pubblicato ad Avezzano ,da Floriana De Michele

CORONAVIRUS: GLI ASPETTI PSICOLOGICI DELLA SALUTE MENTALE

L’articolo si pone l’obiettivo di presentare quali sono state, e quali continuano ad essere, le conseguenze psicologiche causate dal Covid-19 sulla salute mentale e quali modificazioni sono state apportate riguardo gli interventi psicologici nei DSM presenti sul territorio italiano. Solitamente, con il termine salute si fa riferimento ad una buona qualità e durata di vita di ogni essere vivente, preservando una condizione ottimale di efficienza, in questo caso dell’uomo, a livello individuale sociale ed economico. Andando nello specifico, la salute mentale è intesa come stato di benessere emotivo e psicologico, attraverso il quale l'individuo può rispondere alle esigenze più richieste dalla quotidianità; può adattarsi alle condizioni ambientali e può rispondere ai confini interni; può esercitare la propria funzione, come essere sociale, mettendo in atto le proprie risorse ed abilità. Uno squilibrio di tale benessere psicofisico garantirebbe, come conseguenza, il manifestarsi di psicopatologie e disordini mentali.

DIFFUSIONE DELLA MALATTIA MENTALE

Secondo quanto previsto già nel 2019 dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), a prescindere dallo scoppio della pandemia, il 2020 si sarebbe dimostrato l'anno in cui la malattia mentale avrebbe raggiunto il secondo posto tra le patologie mondiali più diffuse, per la forte incidenza sulla popolazione, prima delle malattie oncologiche e dopo le malattie cardiovascolari. Causa di questa ascesa sarebbero stati gli stressors costanti e le richieste sempre maggiori, provenienti da una società dinamica ed esigente. A tal proposito, nell’Ottobre del 2019, è stata proposta Headway2020, una piattaforma disciplinare, presentata per la prima volta nel 2017, in grado di mettere a confronto le differenti esperienze europee sul campo sanitario e poter così affrontare i problemi di salute mentale da un punto di vista più generale, grazie all'impegno di esperti provenienti da Italia, Spagna e Polonia. Ad oggi, la minaccia Covid-19, portatrice di paura, allarmismo e caos, sconfinando ogni previsione, è stata la prova certa di tutte le supposizioni poste antecedentemente ed ha messo fortemente a rischio la salute fisica e psichica dell’intera popolazione mondiale. Secondo quanto riportato nell'articolo di D'Agostino e collaboratori, andando ad osservare i servizi e le strutture di cura sul territorio italiano, sono state molteplici le problematiche che si sono presentate e la maggior criticità è stata riconosciuta nella mancanza di coordinamento all’interno dei sistemi sanitari.

DIPARTIMENTO DI SALUTE MENTALE (DSM)

Il Dipartimento di salute mentale consiste nell'insieme di strutture e di servizi che devono farsi carico della domanda legata alla cura, all'assistenza e alla tutela della salute mentale nell'ambito del territorio definito dall'Aziende Sanitarie Locali (ASL). Secondo regolamentazione, i servizi facenti parte del DSM sono basati su un modello di cura centrato sulla comunità e organizzato in base a distretti, per definire le diverse aree geografiche. All'interno di queste strutture operano equipe multidisciplinari, composte da psichiatri, psicologi, consulenti per la riabilitazione, infermieri, terapisti occupazionali e operatori sociali; equipe formate per garantire un'ampia gamma di cure psichiatriche, dal trattamento d'emergenza alla riabilitazione a lungo termine. Dal giorno 8 Marzo 2020, rispettando i provvedimenti adottati dal governo, c’è stato un blocco di tutti i servizi di cura a livello regionale, per ridurre al minimo il rischio di contagio. Le uniche strutture rimaste aperte sono state quelle adibite ai servizi ambulatoriali urgenti, come la dialisi o la chemioterapia, ed alcuni dei servizi adibiti alla cura mentale e all'abuso di sostanze. Una delle problematiche più gravi è stata la gestione degli interventi proprio in questi centri, poiché, data l’assenza di linee guida specifiche per gli operatori e tutto il personale sanitario, è stato difficile inizialmente capire come approcciarsi alla situazione. I singoli dipartimenti sono stati costretti a sviluppare dei piani d’emergenza, stabiliti in pochissimo tempo, per continuare ad effettuare lavori di cura, riabilitazione o consulenza, modificando al meglio l'interazione, il setting e la gestione della struttura sanitaria. Tali piani emergenziali hanno previsto, in primis, la chiusura delle unità ambulatoriali meno gravi, e per i pazienti si è provveduto ad incontri online.

CENTRI DI SALUTE MENTALE (CSM)

Nei Centri di Salute Mentale, che sono i centri di primo riferimento per i cittadini con disagio psichico, in cui c’è il coordinamento in ambito territoriale di tutti gli interventi di prevenzione, di cura e di riabilitazione dei cittadini con patologie psichiatriche, le visite sono state limitate solo a quei pazienti definiti gravi, bisognosi di interventi individuali a cadenza settimanale o necessitanti di un trattamento farmacologico. A tutto il personale è stata fatta richiesta di una conoscenza approfondita della parte prettamente burocratica ed amministrativa per l'assunzione di una giusta e più accurata condotta professionale. Il Ministero della Salute ha immediatamente organizzato un corso FAD tramite il suo portale per l’aggiornamento di tutte le professionalità sanitarie. Un altro aspetto importante, riguardante la buona condotta dell’operatore sanitario, ha previsto un maggior intervento educativo, per rimandare ai pazienti del CSM le informazioni sull'importanza di imparare ed eseguire alla lettera le procedure suggerite dal governo e dal Ministero della Salute, al fine di evitare ogni possibilità di contagio o infezione.

A tal proposito, Emergency ONG Onlus, attiva dal 1994 nel mondo e dal 2006 anche in Italia, ha preparato una documentazione destinata alle figure professionali, illustrante, in modo dettagliato, l'approccio migliore alla gestione delle strutture sanitarie durante l'epidemia. L’approccio in questione è nato da una revisione del piano emergenziale Ebola ed ha previsto il dover considerare tutti come possibili portatori del virus e, pertanto, tutti soggetti contagianti. Quindi, ogni struttura ospedaliera è stata considerata come un luogo di rischio di contaminazione ed il primo passo da compiere, oltre alla limitazione di determinati servizi di cura, è stato compartimentale luoghi, ambienti e persone, a partire da una distanza minima di 1 metro. Anche per il materiale è stata richiesta una collocazione precisa da dover rispettare, con una manovra di continua igienizzazione e, lì dove possibile, con un utilizzo delle strumentazioni limitato al necessario. Tale approccio sarebbe stato adottato anche nel CSM e nelle altre locazioni adibite alla cura mentale; all'interno dei reparti sono state sviluppate delle procedure d'isolamento, in base alle condizioni architettoniche locali e funzionali.

VIGILANZA SULLA SINTOMATOLOGIA COVID-19

È aumentata la vigilanza sulla sintomatologia Covid-19 ed è stato revisionato anche il meccanismo di dimissione dei pazienti più gravi, anch’essi educati ed informati al meglio sul contagio e sui rischi d’infezione. Sono state modificate, poi, le somministrazioni farmacologiche, con una maggiore vigilanza sull’utilizzo degli antipsicotici, possibili responsabili di un’alterazione dei riflessi deglutitori e di depressione respiratoria. È stata posta un’attenzione minuziosa all’assunzione congiunta di differenti medicinali, riducendo al minimo le benzodiazepine e, lì dove necessario, limitandone l’uso solo a quelle a emivita breve. La Cina per prima ha dovuto affrontare la problematica legata alla gestione dell'emergenza Coronavirus, sia nelle persone psicologicamente sane che nella popolazione di pazienti psichiatrici, riscontrando diverse criticità, mai affrontate prima. Molti pazienti con psicopatologie, hanno avuto difficoltà a comprendere e ad aderire al distanziamento sociale e agli altri regolamenti, aumentando la probabilità di diffondere il virus. Di conseguenza, prendendo esempio dall’esperienza della sanità cinese, le altre nazioni hanno sentito la necessità di distribuire ed utilizzare in maniera più efficace le risorse a disposizione. Sulla scia di tali necessità appena considerate, il 25 Marzo 2020, lo Sheba Medical Centre, in Israele, ha aperto il primo servizio psichiatrico di diagnosi e cura dedicato esclusivamente ai pazienti positivi al Covid-19. Anche a Codogno è stato possibile delimitare prontamente una zona per i pazienti affetti dal virus, attrezzando una parte del SPDC, divisa dal resto della struttura da un area “cuscinetto”, adibita alla vestizione e svestizione degli operatori. Per quanto riguarda i pazienti psichiatrici meno gravi, l'accesso è stato fortemente limitato, ma le terapie non sono state arrestate; sono state implementate le attività in videoconferenza del personale e gli incontri attraverso webcam o telefonate con i pazienti, seguendo minuziosamente l’esempio del lavoro condotto prima in Cina, che si è dimostrato valido ed efficace. Anche Starace, presidente della Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica (SIEP), ha esternato il proprio pensiero riguardo l'estrema utilità dei servizi di cura mentale, fornendo istruzioni per i DSM e promuovendo l’uso di strumentazione tecnologica, come approccio sostitutivo al tradizionale; in quanto uno degli obiettivi di intervento del CSM è proprio la valutazione del miglioramento continuo della qualità delle pratiche e delle procedure adottate. È stato promosso, dunque, l’uso di telecomunicazioni come possibile soluzione, con la conseguente riduzione di comunicazioni vis a vis, ma le criticità presentate nelle diverse strutture non sono state del tutto risolte. Basti pensare ai CD (centri diurni) dove un gran numero di lavori, solitamente, viene condotto in un gruppo durante tutto l’arco della giornata, ed il rischio di addensamenti è maggiore.

ASPETTI PSICOLOGICI E COVID 19

Introducendo il significato di episodio ansioso acuto, con manifestazioni psicopatologiche successive alla pandemia, si può osservare come il Covid-19 abbia apportato dei cambiamenti nella psiche della popolazione in generale, e non solo nei pazienti con psicopatologie. A tal proposito, facendo riferimento alle caratteristiche d'incontrollabilità, imprevedibilità dell’evento e di intensa stimolazione sensoriale, si può parlare di trauma, nello specifico di trauma collettivo, dato da una catastrofe sociale, a sua volta causata da un evento sociosanitario, quale lo scoppio imprevisto dell’epidemia. Anche persone che non hanno mai avuto necessità di un intervento terapeutico, prima della pandemia, si sono ritrovate a chiedere un supporto di natura psicologica per far fronte alla sofferenza, all’ansia, alla depressione ed alle emozioni negative, dettate dall'incertezza, dallo stress e dalla difficoltà nell'elaborazione del trauma. Molti individui, soprattutto residenti nelle zone dell’Italia settentrionale, hanno perso familiari, amici e conoscenti a causa della malattia virale; altri hanno perso il lavoro, a causa del lockdown e della chiusura di aziende e locali; altri sono stati costretti ad una convivenza forzata con familiari problematici o dipendenti da sostanze. Ci si è ritrovati ad affrontare una situazione mai verificatasi prima, senza avere le informazioni, le abilità e le risorse adeguate per poterla superare al meglio. Ad oggi, andando oltre ogni genere di previsione, secondo quanto riportato dal Presidente del CNOP Lazzari, 8 italiani su 10 hanno bisogno di assistenza psicologica e viene chiesto al sistema pubblico sanitario di assicurare un sostegno per gestire al meglio la fase critica. Anche sotto questo aspetto le hotlines telefoniche si sono dimostrate il più efficace strumento di supporto e di risposta, sostitutivo all’incontro e alla consulenza tradizionali. Così, dal 27 Aprile 2020, il Ministero della Salute e la Protezione Civile, hanno attivato anche il numero verde 800 833 833. Quest’ulteriore linea telefonica si presenta con un'organizzazione a due livelli di risposta, uno mirato ad affrontare il disagio attraverso una consulenza; l'altro invece attraverso un numero maggiore di colloqui. La linea è attiva dalle 8 alle 24 e, riportando quanto detto dal Ministro Speranza, è nata come una risposta strutturata, accurata e prontamente disponibile a tutti i componenti di una data società. Dunque, oltre al mantenimento continuo della cura per i pazienti con psicopatologie già diagnosticate, ciò a cui i servizi di salute mentale mirano è la promozione di un equilibrio psicofisico per la popolazione generale e l’evitamento di possibili ricadute, come conseguenti reazioni disadattive al trauma. Una possibile strategia da adottare per affrontare l'aspetto Covid-19 della salute mentale è la risposta MHPSS (Mental Health Psycho-Social Support), termine inserito, dal 2007, nelle linee guida del Comitato Permanente Inter-agenzie (IASC). Tale risposta è definibile come l'insieme di strategie pluriformali, tra le quali una delle componenti principali è proprio il trattamento dei disturbi psichiatrici, e fa riferimento a qualsiasi tipo di supporto di prevenzione e protezione per promuovere la salute ed il benessere psicosociale. Dunque, in situazioni critiche ed estreme, come quella che si sta vivendo da Febbraio 2020, in cui le persone hanno bisogno di sostegno, il MHPSS aiuterebbe i singoli individui a connettersi con gli altri membri della comunità o ad affrontare in modo più efficace sfide personali o problemi pratici, per ridurre il disagio, l’ansia e la sofferenza. Inoltre, osservando l’approccio all’interno delle strutture sociosanitarie, viene prediletta l’integrazione di più livelli d’intervento nell’ambito delle attività adibite alla cura.

La componente MHPSS nella risposta Covid-19 deve essere fondata sul contesto ed è di fondamentale importanza mappare le competenze delle strutture di cura, esistenti in ogni regione, compresi privati e pubblici. La mappatura funge da meccanismo base per coordinare, riunire e mobilitare tutte le risorse, funge da strategia per la risoluzione delle criticità date dall’assenza di linee guida specifiche. Devono essere continui e costanti l'adattamento dei servizi esistenti alle nuove condizioni ed il cambiamento dei modelli di ricerca, per minimizzare il rischio di contagio, ma soprattutto per non interrompere il supporto necessario dato alla comunità, anche a distanza. Ecco che si ripresenta ancor più efficace l’intervento attraverso la webcam o la telefonata, come strumento terapeutico vicario, come ausilio momentaneo per l’interazione e come sostituto funzionale all’interruzione della cura. Tra le varie tipologie d'intervento è stata prediletta anche l’informazione mediatica, promuovendo messaggi educativi e rassicuranti e prestando particolare attenzione soprattutto ai gruppi più vulnerabili. Il bisogno di relazione è insito nell’uomo, dunque è legittimo provare angoscia o sentire il peso del distanziamento sociale, per questo i messaggi di sanità pubblica, riguardanti l’isolamento e le difficoltà, sono stati modificati ed adeguati anche alle persone “emarginate”.

NECESSITA ‘ DI ASSUMERE PERSONALE PSICOLOGO NEI DSM

Per concludere, l'aspetto psicologico va curato su ogni fronte ed è di fondamentale importanza continuare a promuovere ed alimentare la consapevolezza del proprio stato psicofisico. Come servizio di cura della salute mentale sul territorio, composto dalle differenti strutture di riferimento, il DSM ha la responsabilità morale, sociale e professionale di garantire cura e supporto a chiunque ne necessiti, a partire da chi non ne ha mai avuto bisogno fino a giungere a chi invece soffre di gravi disturbi diagnosticati prestando attenzione a non medicalizzare le reazioni psicologiche dovute allo stato di emergenza sanitaria dovuta alla pandemia covid-19

Bibliografia

• A.Onofri, C. La Rosa. Trauma, abuso e violenza. Andare oltre il trauma (2017) Edizioni San Paolo.

• Addressing Mental Healt and Psychosocial aspects of Covid-19 outbreak. (2020) IASC Reference Group on Mental Healt and Psychosocial Support in Emergency Settings, OMS.

• A.D'Agostino, B. Demartini, S. Cavallotti, O. Gambini, Mental healt services in Italy during the Covid-19 outbreak. Vol 7, May 2020, Lancet Psychiatry.

• S. Lìu, L. Yang, C. Zhang et al. Online mental healt services in China during the Covid-19 outbreak. Feb 18, 2020, Lancet Psychiatry.

• G. Martinotti, La gestione del paziente psichiatrico durante l’emergenza Covid-19 (2020), University “G.D’Annunzio”, Departement of Neuroscience, Imaging, Clinical Sciences.

• Emergency ONG ONLUS, Protocolli Covid-19, 10 Marzo 2020,

A cura della Tirocinante Gina Ragusa - Tutor Dott.ssa Floriana De Michele



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