Attacco di panico.

attacco di panico

Post Quattro

17 Feb 2017 - pubblicato da Floriana De Michele

L’Attacco di panico può essere descritto come un sabotaggio all’integrità della persona che lo vive. Il panico arriva, travolge e se ne va, lasciando dietro di sé una potente scia che resta impressa nella memoria.

È il Disturbo d’ansia più diffuso. Un italiano su sei sa cos’è un Attacco di panico perché lo ha vissuto, ma un italiano su trenta soffre di Disturbo di panico con attacchi ripetuti che limitano libertà e autonomia della persona. Il Disturbo di panico si sviluppa tipicamente tra i 15 e 19 anni e tra i 25 e 30 e ha una prevalenza che oscilla tra l’1,5% e 3,5% della popolazione generale. Nonostante le manifestazioni cliniche del disturbo siano simili nei due sessi, esso viene diagnosticato con una frequenza doppia nelle donne.

Per capire cosa sia realmente l’Attacco di panico è necessario approfondire l’argomento (leggi anche questo articolo).

Ansia anticipatoria: campanello d’allarme

L’ansia, di per sé, è uno stato anticipatorio di un pericolo futuro, che può essere interno o esterno e che nei pazienti con Disturbo da panico ha la funzione di preparare la persona per il panico successivo. Essa è caratterizzata da apprensione e preoccupazione accompagnate da tensione, coinvolgendo corpo e mente.

Panico: cos’è?

Il panico è uno stato emotivo caratterizzato da un senso di estrema paura o di morte imminente. Il soggetto con panico sente la minaccia come “presente”, si sente esattamente dentro la situazione temuta, ossia “dentro la minaccia”. È un intenso arousal (stato di attivazione) che prepara alla lotta o fuga. Il panico, in questo senso, è l’emozione che accompagna la gestione dell’emergenza.

Attacco di panico: sintomo + sintomo

Un attacco di panico viene definito come un momento preciso di intensa paura o disagio, durante il quale quattro (o più) dei seguenti sintomi si sviluppano improvvisamente e raggiungono il picco nel giro di 10 minuti: palpitazioni o tachicardia; sudorazione; tremori fini o grandi scosse; sensazione di soffocamento; sensazione di asfissia; dolore o fastidio al petto; nausea o disturbi addominali; sensazioni di sbandamento, testa leggera o svenimento; derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da sé stessi); paura di perdere il controllo o di impazzire; paura di morire; parestesie (sensazioni di torpore o di formicolio); brividi o vampate di calore.

Disturbo di panico: attacco + attacco

Il Disturbo è caratterizzato da attacchi inaspettati (cioè non associati ad uno stimolo situazionale, che si manifestano “a ciel sereno”) e ricorrenti, con una persistente preoccupazione di avere altri attacchi. Clinicamente, se gli attacchi di panico persistono per un periodo di 6 mesi in modo continuativo, allora viene diagnosticato il Disturbo.

Paura della paura

Gli Attacchi di panico si verificano quando le persone percepiscono come molto pericolose alcune sensazioni corporee e mentali oggettivamente innocue, cioè le interpretano come segnali di un’imminente e improvvisa catastrofe. Ad esempio, un soggetto può avere un Attacco di panico se interpreta:

  • la confusione mentale di un momento come un segnale di “impazzimento” o perdita di controllo della propria mente e dei propri comportamenti;
  • qualche secondo di tachicardia come il segnale di un infarto imminente;
  • un capogiro come segnale di svenimento improvviso.

Queste interpretazioni innescano un circolo vizioso di panico.

Circolo vizioso

Il circolo che culmina in un Attacco di panico si sviluppa quando uno stimolo viene percepito come minaccia incombente per il soggetto, creando uno stato di forte preoccupazione (ansia). A questo punto il soggetto interpreta in modo catastrofico le sensazioni mentali e fisiche che accompagnano lo stato di ansia. Così, la persona convinta di essere in balia di una catastrofe tenderà ad allarmarsi ulteriormente, aumentando l’intensità delle sensazioni fisiche e mentali fino a far esplodere il vero e proprio attacco.

Dopo l’Attacco di panico?

Una volta che l’Attacco di panico è avvenuto, intervengono una serie di fattori che contribuiscono a cronicizzare la situazione vissuta. Le credenze catastrofiche si rinforzano a causa di comportamenti protettivi finalizzati ad evitare gli attacchi.

I comportamenti protettivi

Contribuiscono a mantenere il Disturbo e Attacchi di panico in due modi:

  • Impediscono la possibilità di disconfermare le interpretazioni catastrofiche.
  • Peggiorano i sintomi da cui ci si vuole difendere.

Sono di quattro tipi:

  • 1. Evitamento: il paziente evita situazioni che ritiene favoriscano il panico (ad es. metropolitana, solitudine, etc.)
  • 2. Fuga: il paziente scappa da una situazione appena si presentano sensazione di panico o sensazioni considerate come l’inizio dell’attacco.
  • 3. Comportamenti di prevenzione della minaccia: serie di comportamenti messi in atto per gestire l’ansia anticipatoria. Ad esempio: il paziente, temendo che il capogiro sia un segno di collasso, cammina rasente al muro per evitare di svenire.
  • 4. Distrazione (evitamento sottile): cercare una distrazione per attenuare la paura. Ad esempio, un paziente teme di avere un attacco di panico in macchina imbottigliato nel traffico, decide allora di leggere un libro che ha sul sedile posteriore o di ascoltare musica con le cuffiette.

Trattamento dell'Attacco di Panico.

La psicoterapia psicoanalitica è indicata come il trattamento elettivo di Attacchi e Disturbo di panico. Essendo il panico frutto di credenze, il trattamento sarà centrato da un lato sull’interruzione di tutti i comportamenti che contribuiscono ad alimentare il disturbo (comportamenti protettivi), dall’altro sulla modificazione delle credenze che contribuiscono invece ad alimentare ansia e panico. La terapia segue le seguenti fasi tipiche:

  • 1. Assessment: (indagine su tutti i comportamenti di evitamento messi in atto dal soggetto; individuazione dei circoli viziosi)
  • 2. Costruzione relazione terapeutica:
    • Condivisione
    • Psicoeducazione
    • Motivazione.
  • 3. Modificazione delle credenze patogene:
    • Ristrutturazione cognitiva
    • Accettazione dell’ansia e del rischio di panico
    • Esposizione Enterocettiva (esposizione a sensazioni collegate al panico)
  • 4. La prevenzione delle ricadute:
    • La ricostruzione della storia personale
    • Incrementare il senso di sé
  • Ristrutturazione e accettazione

    La fase centrale del trattamento è la modificazione delle credenze patogene. L’intervento terapeutico consiste nell’identificare gli errori cognitivi (pensieri, credenze) e nel sottoporli ad un rigoroso esame di realtà. Una volta che il paziente è divenuto consapevole dell’importanza dei suoi pensieri nello sviluppo e mantenimento del disturbo, il terapeuta può mettere in discussione la validità di quei pensieri. L’obiettivo è “decatastrofizzare” le minacce percepite, per esempio attraverso domande di questo tipo: “Cosa succederebbe se la tua paura più grande diventasse realtà? Sarebbe davvero così terribile?”. Lo scopo è che il soggetto divenga consapevole tanto dell’inutilità e della disfunzionalità di tutti i tentativi di evitare l’ansia, quanto dell’impossibilità di sottrarsi ad essa. “Quando sento che l’ansia inizia mi dico: non mi piace, ma non posso evitarla. Aspetto quindi che passi, perché so che se non faccio niente in pochi minuti si riduce”.



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