Affidamento Condiviso e Bigenitorialità. Legge 54/2006

affidamento condiviso

Post Due

17 Gen 2018 - pubblicato da Floriana De Michele

Durante le separazioni spesso i figli divengono oggetto di contesa, come fossero un pretesto per sminuire l’ex coniuge, per inasprire ancora di più il conflitto. Nel gestire l’affidamento condiviso, le regole e l'assegnazione dei giorni, si pretende un comportamento impeccabile da parte di entrambi i genitori ormai separati, ma a volte questa impeccabilità non viene rispettata, e allora ci si appella a piccole mancanze (come un ritardo nel prendere il figlio all’uscita di scuola, una serata saltata, un appuntamento di lavoro improvviso che scombina le organizzazioni di affidamento) per riaccendere il conflitto e per mettere in discussione l’integrità dell’ex coniuge e l’interesse per il benessere del proprio figlio.

Da queste considerazioni si può ben capire come non basti una legge (Legge 54/2006) che riconosca e imponga l’affidamento condiviso dei figli, ma occorre una predisposizione mentale e comportamentale da parte di entrambi i genitori a voler condividere l’affidamento del proprio figlio o figli, senza restare sempre “sul piede di guerra”.

Applicabilità della legge sull'affidamento condiviso L.54/2006

Sebbene la legge del 2006 (Legge 54/2006) abbia introdotto una nuova prospettiva di bigenitorialità e di affidamento condiviso sostituendo quello che era l’affidamento esclusivo pressoché sempre alla madre, è inevitabile discutere sull’effettività della sua applicazione, consentendo il pernottamento del padre nell'affidamento condiviso.

La certezza è che l’introduzione di questa legge rappresenta il primo tentativo giuridico di innovare aspetti del diritto di famiglia, ed è stata considerata come un radicale cambio di prospettiva rispetto alla norma precedente. Infatti prima dell’entrata in vigore della legge n. 54/2006, la separazione “con prole” vedeva la compromissione della figura genitoriale non affidataria (nel più dei casi il padre) alla quale venivano riservati un diritto/dovere di visita ai figli e il dovere di obbligazione al mantenimento.

Nell’ambito clinico e nell’ambito giuridico è stata ormai riconosciuta l’importanza di tutelare e sostenere il legame dei figli con ciascun genitore per un buon adattamento alla separazione. Nel campo dell’intervento psico-sociale e giuridico, questo ha significato adoperarsi per attenuare il conflitto e per valorizzare le possibilità di cooperazione tra i genitori. Il concetto fondamentale da tenere sempre in luce è che nella complessa esperienza della separazione coniugale viene meno il legame della relazione di coppia ma, se dall’unione sono nati dei figli, permane il sottosistema genitoriale (Iafrate, Mombelli, 1995). Perciò, il benessere dei figli dipenderà meno dalla soddisfazione e dalla serenità di coppia dei genitori, e di più dalla loro capacità di mantenere buoni i rapporti e di condividere in modo sano le responsabilità nell’educarli e nel crescerli.

Non basta la presenza di un giudice che applichi le regole dell'affidamento condiviso, gli obblighi dell'affidamento condiviso, ma anche periodicamente controlli l’andamento dell’affidamento condiviso, che sancisca diritti e doveri delle parti genitoriali; non basta che ci sia un legale a difendere i diritti dei propri clienti. Per applicare realmente quella continuità relazionale del minore con i genitori prevista dalla legge n. 54/2006 e per valorizzare la responsabilità reciproca, che si realizzi l'affidamento condiviso paritario, è necessario affiancare alle figure legali forme di intervento psico-sociali che accompagnino la coppia e i membri delle famiglie separate nella cura dei legami per evitare compromissioni emotive e psicologiche dei figli.

Interventi di sostegno sociale alla bigenitorialità

L’offerta di risorse per la coppia o per i componenti delle famiglie separate è varia e comprende interventi di sostegno come ad esempio la mediazione familiare, il counseling (se effettuato da professionista iscritto all’albo), la psicoterapia dei singoli o delle coppie, i gruppi di auto-mutuo aiuto e interventi di valutazione e controllo sociale finalizzati a valutare i rischi e salvaguardare i legami come la consulenza tecnica d’ufficio. Recentemente si stanno diffondendo i Gruppi di supporto per i genitori e i Gruppi di parole destinati ai figli dei genitori separati, che offrono uno spazio-tempo alternativo alla sede giudiziaria in cui diventa possibile fermarsi, elaborare e condividere l’esperienza della separazione all’interno dei gruppi (Marzotto, 2011).

La necessità di strutturare e promuovere una maggiore collaborazione tra i diversi operatori giuridici e sociali nasce sicuramente da ricerche e riflessioni portate avanti nel corso di questi anni sul tema della famiglia separata spostando l’attenzione dall’individuo alle relazioni familiari, acquisendo un’ottica sistemica centrata sui processi comportamentali tra gli individui, in linea quindi con la definizione di famiglia considerata come sistema di persone.

Il bilancio sull'applicazione della Legge sull'affidamento condiviso

Nel 2016, dieci anni dopo la messa in vigore della legge sulla bigenitorialità (n. 54/2006), l’Ordine degli Psicologi del Lazio ha tracciato un bilancio sull’applicazione della legge, evidenziando che nel 2006 il 90% delle separazioni consensuali si risolveva in un affidamento esclusivo, a dispetto del 10% attualmente registrato. Trattandosi della tutela dei figli, in questo ampio dibattito interviene anche il Garante Nazionale dell’Infanzia e dell’Adolescenza che sottolinea quanto sia stato un grande passo avanti la messa in vigore della legge 54, ma ammette che alla legislazione deve accompagnarsi anche una trasformazione culturale che investa l’intera società. Questo è un processo che richiede più tempo, che oggi è ancora in fase di miglioramento. La legge infatti va testata non solo in aula di tribunale o negli studi legali, ma nella vita reale ed occorre sempre più promuovere l’unione di competenze diverse, ossia una collaborazione tra operatori giuridici e psico-sociali.

Critiche all'applicazione della Legge sull'affidamento condiviso.

Una delle critiche più forti sollevata in merito all’applicabilità della legge n.54/2006 è che questa formula, nei casi di maggior tensione della coppia genitoriale, possa alimentare la lite, poiché la conflittualità tra gli ex-coniugi cresce nel concreto svolgersi della genitorialità dopo la separazione. Perciò è importante che la cultura della bigenitorialità venga innanzitutto recepita dai genitori e da tutte le figure professionali coinvolte. Purtroppo ancora oggi il concetto di condivisione non è un principio così diffuso nelle famiglie separate perché i ruoli di madre e di padre risultano ancora stereotipati vedendo la madre come l’unica in grado di occuparsi dell’accudimento dei figli. Quindi è divenuto quasi un imperativo ideare interventi psicologici a fianco degli operatori giuridici. Fortunatamente in questi ultimi anni nella cultura giuridica si sta diffondendo sempre più l’idea che il processo di separazione debba vedere il coinvolgimento di figure professionali anche all’interno dello studio legale, come i mediatori familiari.

Conclusioni

In conclusione, il lavoro dello psicologo o dell’operatore di assistenza sociale può rappresentare per la famiglia in separazione una validissima occasione per diventare consapevoli del cambiamento, per la gestione concreta dei conflitti e per valorizzare ciò che entrambi possono dare ai figli rispettando ognuno i bisogni dell’altro, avendo come obiettivo comune il benessere del proprio figlio.



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