Tradimento e Gelosia : Il caso di Elena

Il tema del tradimento e della gelosia nella terapia del cliente

Quando ho deciso di approfondire il tema del tradimento e della gelosia mi sono trovata in una seria difficoltà perché pensavo alle storie dei miei pazienti, al motivo per cui si erano rivolti a me e avevano scelto di fare una psicoterapia, ebbene nel tempo ho trovato rari casi in cui effettivamente loro soffrissero per questo! Ripensando meglio, ho dovuto prendere atto che ognuno di loro aveva avuto a che fare con tale problematica perché qualunque sia stata la causa della loro sofferenza o disagio, sempre avevano dovuto confrontarsi con le loro storie d’amore e principalmente con il loro modello comportamentale del vissuto d’amore: che tipo di relazione avevano in mente? Come avevano appreso ad amare e da chi? Cosa cercassero e volessero realizzare nel loro incontro d’amore? Tutto ciò li ha messi nella necessità di ripetere ancora una volta, secondo il noto meccanismo della “coazione a ripetere” (O. Rank) l’esperienza di un nuovo rapporto affettivo, attraverso il rapporto terapeutico, che li ha condotti o li sta conducendo al chiarimento e alla ri-costruzione del vero rapporto d’amore, quello originario.

La storia di Elena

Voglio, allora, cominciare a raccontarvi subito di Elena.

La ragazza venne da me per volere della madre, una bella signora poco più che quarantenne all’epoca, che soffriva di attacchi di panico per i quali si era curata con farmaci, purtroppo, senza risolvere nulla. La donna preoccupatissima per la figlia diciannovenne che, da qualche mese aveva sviluppato una sindrome panica, proprio come la sua, non voleva assolutamente che la ragazza, sua unica figlia alla quale aveva dedicato la sua esistenza, soffrisse come lei già faceva da tempo. La donna, infatti, aveva ridotto notevolmente la sua indipendenza in quanto, ormai, gli attacchi di panico quasi non la facevano più uscire di casa se non accompagnata da qualcuno. In verità, la donna è rimasta incinta di Elena a circa 20 anni, quindi si è sposata, ha partorito, ma, d’allora, a causa di un rapporto negativo col padre autoritario e una madre apparentemente passiva verso il padre e quindi psicologicamente assente verso di lei, ha vissuto dedicandosi completamente alla famiglia. Il marito, suo coetaneo, nel frattempo, è diventato un professionista molto impegnato e spesso assente da casa per il lavoro, ma trova sempre il tempo per andare dalla madre per la quale dimostra un forte attaccamento.

Il primo colloquio lo ebbi con la coppia genitoriale e quando conobbi Elena lei semplicemente si affidò: d’allora la terapia procede molto bene.

Ho scelto di parlarvi di questa storia perché spero di riuscire a dimostrarvi con le varie fasi di crescita della ragazza, che ormai è una giovane donna, come il diventare adulti significhi passare da una storia d’amore all’altra, assimilando i processi affettivi elaborati a livello cognitivo nella terapia e accomodandoli, come direbbe J. Piaget, nella realtà affettiva ed ambientale , insomma ricostruendo la sua affettività, definendo la sua personalità, chiarendo la sua identità.

Le peculiarità della fase di sviluppo adolescenziale

E' tipico dello sviluppo psicofisico che nella fase puberale ed adolescenziale i ragazzi sperimentino nelle relazioni affettivo-sessuali con i pari la propria identità e perciò una delle loro maggiori preoccupazioni consiste proprio nel volersi trovare un partner, cominciando così l’eterna prova: sostituire l’amore di mamma e poi quello di papà con l’amore di una persona uguale o pari a sè.

Sulle varie sfaccettature che la gelosia può assumere e del rapporto con le teorie psicoanalitiche freudiane vi invito a leggere l'articolo

Freud insegna che nella fase adolescenziale si ripete a livello psicologico ciò che si è strutturato a livello Edipico, affermando addirittura che, se in questa fase di sviluppo la struttura Edipica risulta fragile e non tiene alla forza pulsionale dell’età puberale, ci sarà la formazione della nevrosi.

Elena mi raccontò dei suoi sintomi di soffocamento, sentiva la gola stringersi e il fiato mancare fino ad avere una folle paura di rimanere soffocata. Ciò le accadeva, soprattutto, la notte dopo essersi messa a letto e in altri momenti di difficoltà; per es. aveva preso la patente di guida ed aveva un’auto tutta sua, ma non riusciva a guidare. Durante la giornata se pensava che avrebbe dovuto trasferirsi all’Aquila per studiare, essendosi iscritta all’Università, si sentiva soffocare. Soffocante era diventato anche il rapporto con il suo ragazzo di sempre, col quale stava insieme dalla terza media: lui era sempre lì, non la lasciava mai, dovevano fare tutte le cose insieme. Elena per questo aveva interrotto il rapporto con lui, ma aveva paura di non farcela a stare sola e cedere alle sue insistenze per tornare insieme. La ragazza aveva stabilito un rapporto di dipendenza simbiotica con il suo compagno di scuola, che iniziato in una fase in cui il cambiamento è fisiologico (terza media, pubertà), quando cioè il bisogno d’indipendenza spinge i ragazzi a fare da sé e a criticare, se è possibile, il modello familiare, l’ha accompagnata fino alla fase fisiologica del cambiamento (ingresso all’università o meglio alla giovinezza), che la introduce nella vita adulta.

La fase di maturità: l’affezione nostalgica dell’Io

Elena è ora alle prese con la sua coscienza e con il suo senso di responsabilità, purtroppo non ce la fa ed inizia la sua sofferenza, ma perché? Elena racconta come il ragazzo la accusasse di essersi sicuramente innamorata di qualcun altro non credendo assolutamente al bisogno di lei di voler stare sola, anzi insisteva nel dirle che se solo lei lo ammetteva lui poteva rassegnarsi. Elena si sentiva molto in colpa per la forte sofferenza che questo ragazzo provava e si domandava se fosse il caso di dirgli quello che lui voleva sentirsi dire, cioè che lei era innamorata di un altro, in fondo lei doveva essere proprio cattiva nel rifiutare il grande amore che lui le dimostrava, infatti era molto geloso. La colpa era sua se lui soffriva cosi! Tuttavia, pur essendo trattata da traditrice si sentiva veramente tradita da lui. Elena, infatti, non riusciva a credere che lui, al quale aveva svelato i segreti della sua famiglia, lui che sapeva quanto lei soffrisse per quelle cose, potesse considerarla una bugiarda. Lui era la sola persona fidata con la quale ha sostituito la fiducia della madre e per questo Elena non potendo più confidarsi totalmente con sua madre si sentiva molto sola e vuota. Fu così che cominciò la notte a svegliarsi senza fiato!

Margaret Mahler, nei suoi studi sui processi di separazione ed individuazione in relazione ai disturbi di personalità parla dello struggimento per l’assenza dell’oggetto amato e il desiderio di riaverlo, notando che tale affetto manca nei bambini che hanno vissuto una fase simbiotica troppo prolungata o disturbata con la madre. La Malher definisce questa condizione “affezione nostalgica dell’Io” (1971,409). Questi soggetti crescono senza la capacità di provare desiderio e quindi senza speranza, senza una capacità di progettare il proprio futuro, al contrario si immergono in un’apatia , sviluppano un senso di solitudine che nel tempo può portare alla disperazione.

La comparsa della “solitudine”.

La solitudine è un affetto il cui contenuto mentale deriva non solo dalla mancanza di qualcosa considerata perduta , ma anche la speranza di riaverlo. Anna Freud, nel suo scritto "Perdersi ed esser persi" (in Solitudine e Nostalgia, AA.VV. Boringhieri 2002) dice: “il vissuto della solitudine si lega sempre a quello della perdita, in un mancato raggiungimento di una soddisfacente rielaborazione del lutto. Che il lutto sia effettivo non ha importanza: il bambino lo percepisce come tale e, attraverso lo smarrimento, egli simula sia il proprio vissuto di abbandono (identificandosi con l’oggetto smarrito) che il sentimento della perdita (identificandosi con il genitore che lo abbandona negligentemente).”

Il processo di separazione è naturale ed essenziale nel bambino che come tutti ormai sappiamo, è l’unico organismo vivente che nasce, ovvero, si separa dal corpo materno in modo traumatico, mentre è fisicamente immaturo, per cui necessita di cure continue e protratte da parte della madre biologica o dei suoi sostituti. Il bambino, però, passa gran parte del tempo della prima e della seconda infanzia solo con se stesso, in una condizione di tranquillo benessere. Questa solitudine fornisce lo spazio e il tempo necessario per individuarsi come persona imparando ad apprezzare la capacità di stare solo creando il presupposto del buon rapporto con se stessi e il mondo esterno.

Lo spazio solitario, infatti, generalmente abitato da fantasmi che possono rappresentare un felice rapporto fusionale oppure un rapporto insoddisfacente e terrificante, fa superare la fase simbiotica del rapporto e introduce nella fase di individuazione- separazione, dove ci si rende conto dell’assenza della madre e si sviluppa un atteggiamento di fiduciosa attesa , di conforto.

La tensione che accompagna questa esperienza si trasforma in desiderio, il desiderio nella fiducia della soddisfazione e la soddisfazione nella capacità di tollerare la frustrazione. La capacità di tollerare la solitudine sicuramente è proporzionata alla capacità di sentire la mancanza di qualcuno, di ricordarlo, di sperare che torni e di provare dolore per la sua assenza .

Harry Stack Sullivan nello scritto “L’esperienza della solitudine” (in Solitudine e Nostalgia, AA.VV., 20-22, Boringhieri 2002) afferma : “La solitudine- e con ciò si intenda quell’esperienza così terribile da sfuggire in pratica a un chiaro ricordo- è un fenomeno che di solito si incontra solo a partire dalla preadolescenza”. Sullivan spiega come l’esperienza della solitudine si costruisce dal fondamentale bisogno di contatto e di tenerezza fino al periodo della fanciullezza. In questo momento, tramite un processo di “validazione consensuale”, cioè tramite l’accordo su ciò che è reale, inteso come il risultato dal consenso dell’altro e i ricordi fantasmatici del soggetto, il bisogno del contatto diventa il vissuto di solitudine, lo stimolo alla partecipazione delle attività della vita adulta e alla ricerca degli altri.

Torniamo ad Elena seguendo sempre le parole di Sullivan: “Nella preadolescenza troviamo la componente finale di questa esperienza, veramente terribile, della solitudine: il bisogno di scambi intimi con un proprio simile, che possiamo chiamare o identificare come amico, amico intimo o prediletto; il bisogno, insomma, del genere più intimo di scambio, in relazione alle soddisfazioni e alla sicurezza”. Elena nel suo giovane partner aveva trovato dunque “l’amico intimo” col quale soddisfare una relazione affettiva che la mettesse al riparo dal senso di solitudine e che le permettesse di riempire quel vuoto lasciato dalla separazione o meglio dalla rottura della simbiosi con la madre, è la realizzazione della notte,” luogo per eccellenza identificato con il silenzio, con il vuoto e con la morte”, che “anima inevitabilmente nell’individuo un terrore atavico, conosciuto come horror vacui” (orrore del vuoto) A. Carotenuto ( op. cit.).

La terapia rinsalda la psiche

La gelosia del ragazzo che le impedisce di andare via è la forza dell’attrazione o legame che non la fa stare sola con la sua paura, almeno fino a che non ha iniziato la terapia.

Il racconto di Elena continua e via via che il rapporto terapeutico diventa sicuro anche lei diventa più forte, si distacca totalmente dal ragazzo, rivela alla terapia il segreto precedentemente condiviso solo col suo ex, anche se ha ancora paura di distruggere la sua famiglia. Proprio nel periodo in cui si era fidanzata col suo ex aveva scoperto nel cellulare del padre un messaggi d’amore rivolti e ricevuti da una donna diversa dalla madre. Il padre ad un certo punto blocca l’accesso al suo telefono, intuendo che la figlia potesse scoprire qualcosa e lei non può più leggere i messaggi, ma questo le conferma il suo atteggiamento traditore, anche se lei non dirà mai nulla al padre. Lei non sa cosa fare, il suo amico l’aiuta a mantenere il segreto del tradimento del padre perché con lui può parlare dei problemi familiari, ma da quel momento le cose cominciano a cambiare la sua realtà interiore e i suoi sentimenti. Elena protegge sua madre dalla conoscenza del tradimento del padre affinchè non senta il dolore della ferita che la separazione ha già fatto sentire a lei. Inizia ad osservare il comportamento del padre controllando tutti i suoi comportamenti per fare in modo che la madre non scoprisse cose. Questa situazione però la fa sentire in colpa: anche lei tradisce la madre ed è complice del padre che così può continuare a tradirla. Elena non sa più che fare. Sta molto male ormai. E’ il Panico! Comincia una fase di critica silenziosa del padre e una difesa convinta della madre. In tutta la scena descritta si sta ancora ripetendo il vecchio copione della costruzione dell’amore attraverso l’apprendimento che i modelli genitoriali trasmettono; la storia affettiva di Elena è la stessa della madre e del padre. Elena vive un amore non autentico, si sacrifica per la madre e per il padre, è imprigionata dai sensi di colpa. Il suo sacrificio è però anche un modo per nascondere il suo egoismo per non sentire la colpa e per mantenere un potere sull’oggetto d’amore (la madre). La terapia, rafforzando la stima di sé, le permette di diventare sempre più coraggiosa e più reattiva verso il padre che inizia a sfidare con comportamenti di ribellione.

Il senso di colpa, cioè la colpa nevrotica, quella che non fa muovere, che paralizza e intimorisce, scaturisce da un Super-io rigido e oppressivo, è radicato e si ripete inconsciamente. Il senso di colpa è differente dalla colpa reale che, invece, scaturisce dal Sé e la riconosce come tale, in quanto ostacola la sua realizzazione, per cui vuole liberarsene. Il Sé spinge a ri-vivere le fasi del bambino e a superarle per diventare adulti, ma ogni passaggio è vissuto come una “morte” perciò puntualmente si vuole rifiutare, ma anche questo è una colpa perché così si disprezza l’amore per se stessi.

Altre volte il senso di colpa viene fatto vivere dai genitori, che non favoriscono, anzi impediscono al figlio di separarsi, facendogli vivere la sua libertà o autonomia come colpa. In questo caso, si proietta il Super-io ovvero il genitore interno sui figli, ai quali viene fatto recitare il ruolo della figura sostitutiva genitoriale con conseguente ribaltamento dei rispettivi ruoli: non è più la paura del genitore, ma la paura dei figli che abbandonano e giudicano. E’ necessario che i genitori siano capaci di badare a loro stessi così che i figli possano imparare a farlo. Come dice C.G.Jung (1929) i genitori devono farlo per Sé, cercare la felicità per Sé, sacrificarsi per Sé, torturarsi per Sé e devono farlo” qui e ora “, avere il coraggio di compiere la propria vita e non correre il rischio di lasciare : ”meno che nulla ai figli, soltanto un cattivo esempio”.

La vita mancata dei genitori equivale ad un vero e proprio tradimento per i figli stessi, che così non riescono ad imparare ad amare in maniera autentica.

Il cambiamento di Elena

Torniamo ad Elena, sta cambiando molto, riesce a relazionarsi in modo realistico, difendendo i suoi bisogni-diritti, con le ragazze coinquiline della casa universitaria, dalle quali subiva molto, iniziando un confronto serrato, superando la sua timidezza e riuscendo a far valere gradualmente le sue ragioni nella difficile convivenza; contemporaneamente s’innamora appassionatamente di un ragazzo un po’ più grande di lei, che frequenta poco perché lui ha un lavoro in una città del nord, col quale, però, non riesce ad approfondire il rapporto essendo lui un po’ troppo indipendente. Elena non si sente al sicuro con lui, non è pronta ad avere un rapporto alla pari: è gelosa, comincia a soffrire molto per questo, fino al punto di rifiutarsi di frequentarlo perché non tollera la paura di essere tradita. Inizia un balletto di allontanamento e avvicinamento continuo anche se solo a livello ideativo; lei penserà continuamente: mi vuole, non mi vuole, mi ha guardato, mi ha parlato, ha parlato alle mie amiche, ma senza mai avere un contatto fisico con lui. Vive ossessivamente la fase dell’avvicinamento e dell’allontanamento. Sviluppa una forte gelosia alla base della quale c’è il bisogno del possesso che serve a combattere la solitudine e la tristezza depressiva che ne consegue.

La persona gelosa è colei che teme la perdita, che ha difficoltà a ri-vivere la separazione, a ri- nascere: è colei che controlla e opprime, che passa, ad un certo momento, da un rapporto di dipendenza a due, nel quale l’innamorato ha riposto nelle mani di una sola persona il proprio valore e il senso stesso della propria vita, ad un rapporto a tre.

L’ingresso del Rivale contrassegna la rivelazione non solo del tradimento e della perdita dell’amore, ma anche della propria nullità.

La manifestazione della gelosia

Perché la gelosia si manifesti, dunque, c’è bisogno di una struttura triangolare i cui protagonisti sono: il soggetto geloso, tradito nella sua fiducia, vulnerabile, isolato, ferito a morte in ogni relazione umana, ossessionato, fragile e furioso come se il fatto fosse realmente accaduto; l’oggetto amato, di cui si teme o si accerta il tradimento. Figura ambigua percepito a volte come freddo persecutore, insensibile, crudele, derisorio, altre volte come persona amata, che torna ad essere quella nota e familiare. Se in un certo momento si crede di conoscerlo e si ama in un altro momento, quello tormentoso della gelosia, diventa un volto estraneo, sconosciuto, pericoloso; infine, l’oggetto del tradimento, il rivale, che umilia il soggetto innamorato e geloso, che non potrà mai sentirsi alla sua altezza, che fa percepire come crudele l’oggetto amato col suo improvviso voltafaccia.

La gelosia, però, è un sentimento generalmente normale consistente in una reazione naturale utile alla stabilità della coppia e alla conservazione della specie, è dimostrata anche nel comportamento animale. Essa diventa un problema quando è eccessiva, si trasforma in una patologia che può essere inquadrata in tre grandi gruppi distinti in base alle caratteristiche formali delle idee di gelosia.

La gelosia tra normalità ed eccesso

La Gelosia Ossessiva in cui le tematiche di gelosia hanno caratteristiche che possono rientrare in quelle che il DSM-IV ha indicato per il Disturbo Ossessivo Compulsivo; l’ idea fissa dell’ infedeltà del partner si manifesta con il dubbio lacerante che non si riesce ad eliminare. Chi ne soffre è alla ricerca incessante di segnali e di prove che possano confermarlo o smentirlo. I gelosi ossessivi riconoscono l'infondatezza dei loro sospetti, arrivano anche a vergognarsene, ma il dubbio malgrado loro li trascina e sommerge nel tormento. Il partner è sottoposto a martellanti interrogatori e a minuziosi controlli sulla castità dei suoi comportamenti alla ricerca di attività sessuali illecite. Il soggetto geloso soffre il fatto di provare tali sentimenti e ancora di più di dove ubbidire in modo incondizionato alle conseguenti condotte comportamentali. Certe volte è incomprensibile come il partner accetti per anni tutto la pesante situazione, suggerendo come nello sviluppo di simili patologie il partner sia corresponsabile e la coppia risulta per ovi motivi disturbata.

La Sindrome di Mairet in cui le tematiche di gelosia hanno le caratteristiche formali delle idee prevalenti; chi ne è affetto vive in un clima pervaso di vissuti di gelosia non solo di tipo amorosa, tanto è vero che se ne parla anche come «Iperestesia Gelosa». Il quadro clinico di confine tra normalità e patologia è caratterizzato da idee di gelosia in gran quantità e perciò occupano gran parte del campo esperenziale della persona costituendo a volte un vero e proprio doloroso stile di vita a causa della loro persistenza. Diventano cioè compagne insostituibili di ogni relazione umana significativa, soprattutto se sentimentale. Le tematiche di gelosia assumono la struttura formale di idee prevalenti, e spingono fortemente ad agiti frequentemente sentiti, dal contesto socio-culturale, come abnormi e patologici.

La gelosia delirante

La Gelosia Delirante o Disturbo Delirante di tipo Geloso secondo il DSM IV, detta anche «Sindrome di Otello», nella quale la persona è convinta dell'infedeltà del partner trovando conferme del tradimento dappertutto. Il soggetto in questo caso cerca di ottenere la confessione del partner in tutti i modi. Il suo comportamento è teso a far ammettere all'altro la colpa. La continua richiesta, a volte subdola, a volte tramite ricatti o ricorrendo di confessioni assillanti, alla coercizione e alla violenza fisica, altre volte con l'arma del ricatto dell'ammissione del tradimento viene presentata sempre come la risoluzione magica per la fine dei tormenti e dei dubbi che ne conseguono. Il partner accusato, nella speranza di porre fine ad una situazione insostenibile, può cedere ed ammettere un inesistente tradimento. Il delirante avendo avuto finalmente la conferma delle sue certezze, intensifica la sua aggressività e tenta di far ammettere ulteriori infedeltà . Si costruisce, così, un circolo vizioso che può arrivare ad atti violenti nei confronti del partner.

I soggetti appartenenti a queste tipologie di gelosia patologica difficilmente arrivano in terapia proprio della loro incapacità di vivere il rapporto dovuto ad un deficit dell’empatia, cioè della capacità di mettersi nei panni dell’altro ed intuirne i bisogni .

La strategia affettiva sviluppata da Elena per superare il dolore dell’amore tormentato dalla sua gelosia è di carattere ancora nevrotico e consiste nell’ accettare di fidanzarsi con un altro ragazzo, secondo il noto meccanismo del “ chiodo schiaccia chiodo”, ma ciò determina il tipo di partner che sceglie. E che tipo di partner si sceglie in casi come questo? Guarda caso, un tipo gelosissimo, che rasenta la persecuzione, tanto è vero che ancora dopo un anno di separazione la spia, la segue nonostante l’intervento della madre presso i genitori di lui.

Tradimento : in simbiosi con la gelosia

Siamo, dunque, al punto: tradimento e gelosia, gelosia e tradimento il circolo vizioso di due sentimenti, che diventano forme di comportamento per le persone malate di mal d’amore. Persone che come dice un proverbio dalle mie parti sono “ gelose e dannatare ”. Persone che hanno un grandissimo bisogno d’amore, persone dipendenti dall’amore, che soffrono di una specie d’ingordigia orale e che spesso associano al mal d’amore anche altri comportamenti tipici della dipendenza: mangiano troppo, bevono troppo, fumano come ciminiere oppure rifiutano ostinatamente tutto, vomitano insomma. Questo tipo di amore soffoca, strumentalizza, distrugge il Sé, la persona rimane intrappolata nella sua onnipotenza narcisistica perché non riesce a distinguere l’amore di sé e l’amore per l’altro, non da spazio alla libertà e alla differenziazione. Se l’altro si rifiuta di essere usato come un oggetto, crea inevitabilmente una frustrazione intollerabile e la necessità di affermare il proprio potere tramite un’ aggressività comportamentale finalizzata al calo della tensione interna e alla punizione dell’altro evitante, sfuggente.

Il rapporto di Elena con quest’ultimo ragazzo, che chiamerò Mario, sarà caratterizzato dai frequenti litigi a causa del comportamento di lui, che l’ha picchiata, isolata dagli amici, svalutata e continuamente offesa con parole bruttissime in ogni occasione. Elena per ben 2 anni è stata fidanzata con Mario; all’inizio del loro rapporto lui era pieno d’attenzioni, conosceva bene lo stato d’animo di lei rispetto al precedente ragazzo e faceva di tutto per farglielo dimenticare. Elena sembrava lasciarsi coinvolgere sempre di più ed aveva smesso di pensare all’altro, voleva però continuare a studiare, ad uscire normalmente con Mario e con le amiche, non voleva avere un rapporto d’amore troppo tradizionale e chiuso, riteneva di non essere pronta a coinvolgere le famiglie. Tutto questo scatenò la folle gelosia di Mario , che cominciò a rimproverarle di essere sempre innamorata dell’altro e non credeva assolutamente che lei potesse innamorarsi davvero di lui.

La comparsa della rabbia, il rancore, la vendetta

Elena prese a reagire con molta rabbia e con un forte desiderio di vendetta. Era consapevole della pericolosità di quel rapporto, ma lei voleva assolutamente rendere Mario inoffensivo, voleva dominarlo e costringerlo ad accettare la sua libertà come lui aveva la sua, voleva avere il suo stesso potere di decidere e voleva vincere assolutamente questa battaglia! Di questo rapporto ne parlava al padre desiderando la sua protezione invece il padre in qualche modo giustificava sempre i comportamenti aggressivi di Mario e rimproverava la figlia di essere troppo ostinata a fare quello che diceva lei, insomma le rimproverava la sua ribellione al padre stesso. Nello stesso tempo, la madre con il suo atteggiamento passivo, confermava la posizione del padre contro il riconoscimento della posizione e l’affermazione della ragazza come donna.

I sentimenti di rabbia, rancore, vendetta e le fantasie distruttive di Elena ne ricordano l’origine nella fase schizzo paranoide che secondo M. Klein caratterizzano il rapporto con l’oggetto parziale e fa pensare a come sia significativo il livello di regressione di Elena. Eppure è necessario ripercorrerla se si vuole riconquistare l’oggetto intero e ritornare alla fase depressiva. Il sentimento di colpa provocherà un angoscia depressiva che permetterà la riparazione dell’oggetto distrutto dall’odio e dalla rabbia attraverso i sentimenti di protezione e di amore e finalmente si poterà riconoscere nella madre donna.

Elena cominciò a paragonare Mario al padre: farla pagare a Mario significava farla pagare al padre, perché lei non era certo scema come sua madre, lei avrebbe dimostrato di essere migliore e più forte!

Elena sognò di essere nel salone di casa con sua madre quando dalla porta del bagno esce il padre che, pur indossando l’accappatoio, lasciava intravedere la sua nudità di maschio e quando lei gli disse che doveva coprirsi, dalla porta della camera matrimoniale venne fuori un grande fascio di luce, che come nei film di fantascienza, sbatteva il padre da una parete all’altra del salone, per fortuna venne la nonna materna che aprendo la porta principale della casa lo salvò.

Elena col progredire della terapia si rende conto bene di quell’aspetto vendicativo, masochistico nel voler conservare il rapporto con Mario. Comincia a guardarsi attorno alla ricerca di un nuovo sostituto che però questa volta non trova pur essendo una bella ragazza ed essendo molto corteggiata. Quando lascia Mario è sola ed è capace di fare una cosa che pensava fosse impossibile.

Tradimento è ingannare ma anche rivelare

Tradire vuol dire travisare,ingannare, falsare, ma anche svelare, far conoscere, palesare. Questi due significati antitetici rappresentano anche l’ambivalenza e l’indecisione che ogni traditore vive.

“Cosa significa essere traditi dal proprio padre? E per un padre, per un uomo, che cosa significa tradire qualcuno che si fida di lui? James Hillman se lo chiede nel suo scritto “ Puer Aeternus”(Adelphi, 1999) e trova una risposta nell’immagine archetipica dell’Eden che si riproduce nella vita individuale di ogni bambino e ogni genitore, dove si vive una situazione di fiducia originale, fino alla comparsa nel Giardino dell’Eden di Eva. Adamo si fida di Dio come il bambino si fida di papà. “Dio e Papà incarnano l’imago paterna: affidabile, salda, stabile, giusta, quella “ Roccia dei Tempi” la cui parola è vincolante”.

L’ immagine paterna è Il Logos, l’immutabile potenza e sacralità della parola maschile, che esprime la sicurezza attraverso la promessa, il patto, la parola. E’ una sicurezza maschile, simile a quella materna, ma fondata sulla parola invece che sulla carne. Dice Hillman: ” Il bisogno di sicurezza può bensì riflettere il bisogno di cure materne, ma nel contesto paterno all’interno del quale ci stiamo muovendo esso è bisogno di intimità con Dio, come sapevano Adamo, Abramo, Mosè e i patriarchi”

Si ritorna nel Giardino attraverso l’esperienza dei rapporti di intimità per es. l’amore, l’amicizia, o il rapporto analitico, nei quali viene ricostruita una situazione di fiducia originaria denominata da Hillman “tèmenos” cioè recinto sacro, vaso analitico, simbiosi madre-figlio. Allora il ritorno nell’unità originaria del Logos, dove “io e il Padre siamo una cosa sola, senza interferenza di Anima è tipica del Puer Aeternus, colui che sta dietro a tutti gli atteggiamenti adolescenziali”. La realtà interna, la coscienza o Anima, come viene chiamata dalla psicologia junghiana, è rappresentata dalla forza vitale di Eva, che spinge ( il serpente) al tradimento della fiducia verso Dio per fame di conoscenza (la mela). La rottura della promessa ovvero della fiducia rappresenta “un’irruzione della vita nel mondo sicuro del Logos,dove si può contare sull’ordine di tutte le cose e il passato si fa garante del futuro”, è una breccia verso un altro livello di coscienza e di conoscenza. Fiducia e tradimento sono il contenuto reciproco dell’uno verso l’altro.

Il tradimento svilisce l’amore

Il tradimento è un esperienza sempre dolorosa, alla quale si può reagire con vendetta, “occhio per occhio, male per male, dolore per dolore”, non conduce a niente di nuovo è solo un abreazione della tensione; oppure con un atto di negazione col quale si cerca di annullare una realtà che provoca il dolore;oppure col cinismo, ma anche questa reazione è immatura perché provoca spesso nella persona tradita un cambiamento di atteggiamento che non solo nega il valore della persona o di quel rapporto particolare, ma fa dire che l’amore è sempre una fregatura e ogni forma di idealismo è una fregatura perché tutto diventa rifiuto; infine, si può reagire col tradimento di sé ed è la cosa più grave poiché si arriva ad una sorta di alienazione di se stessi, non si trova più il coraggio di essere e di vivere, ci si annulla, ci si lascia vivere; infine, c’è la scelta paranoide, in cui si pretenderà con l’esercizio del potere la fedeltà assoluta ed è senz’altro la più grave. Ma si può uscire dalla sofferenza del tradimento col “ formarsi di una posizione paterna più solida, dove colui che è stato tradito potrà a sua volta tradire in modo meno inconscio, il che significa, da parte di un uomo, avere integrato la propria natura inaffidabile. L’integrazione definitiva dell’esperienza del tradimento può sfociare nel perdono da parte del tradito, nell’espiazione da parte del traditore e in una forma di riconciliazione, non necessariamente dell’uno verso l’altro, ma di ciascuno dei due con l’evento del tradimento” (op. cit) per cui tale esperienza, come scrive J. Hillman, è solo uno stadio dello sviluppo dell’Anima.

La guarigione di Elena tramite la terapia psicoanalitica

Il sogno di Elena è la rappresentazione che viene costruendo nel corso della terapia del suo cammino verso l’individuazione o differenziazione dalle figure genitoriale attraverso la terapia (la nonna materna salvifica), contro l’immobilità della madre e il narcisismo del padre che esibisce la sua nudità ( l’inaffidabilità) di cui ora lei ha piena consapevolezza e vuole contrastare, liberandosene a sua volta. Si vede qui come proprio nel momento in cui la ragazza prende atto del tradimento del padre, quello affettivo verso di lei, comincia anche a proiettarsi alla vita cercando una soluzione ai suoi problemi. Anche il rapporto con la madre cambia e questo porterà la madre dapprima ad approfittare della forza interiore che Elena ha sviluppato per ricattare lei stessa il marito, pretendendo da lui il controllo sulla figlia che stava diventando troppo indipendente e la lasciava sola quando lui non era a casa. In questo modo la donna richiamava l’uomo agli obblighi, apparentemente, di padre, in realtà, del marito. Il loro rapporto affettivo infatti, era pressoché inesistente e ciò era abbastanza visibile a tutti già a prima vista: lui si presentava come un uomo bello, prestante fisicamente, begli abiti e bell’automobile; lei bella donna, ma dimessa, un po’ trascurata fisicamente senza interessi al di fuori della casa e della famiglia. La donna appoggiandosi ai cambiamenti della figlia, cambia lei stessa e scopre il tradimento del marito semplicemente perché è lei ora ad essere più attenta ai comportamenti di lui e finalmente, mettendosi in gioco nel rapporto, ricominciano a confrontarsi su un piano più concreto ed affettivamente più evoluto.

Gli attacchi di panico di Elena da tempo sono scomparsi ed attualmente non è innamorata di nessuno anche se lo desidera tanto, nel frattempo ha rifiutato il corteggiamento di diversi ragazzi interessati solo alla sua bellezza fisica e che molto sbrigativamente la invitano “a prendere un caffè” o “ a cena con la speranza del dopo cena”, per usare le sue stesse parole. Ha ancora qualche difficoltà perché teme di non riuscire a trovare un partner che la scelga per tutte le sue qualità, ma di una cosa è sicura : pensa che saprà riconoscerlo dal modo in cui lui l’approccerà e la corteggerà. La scorsa settimana Elena racconta questo sogno: “stavo vivendo nel periodo in cui c’era il cambio di un era geologica e si dovevano estinguere i dinosauri. Un grosso dinosauro stava dietro casa che non so come fa ma si trasforma in una tigre che si accovaccia sul tappeto che sta sulla porta e si affaccia alla porta di casa. Riesco a rientrare in casa dove c’erano mamma e papà e chiedo a loro: come facciamo, c’è la tigre che questa notte può entrare! Il padre le risponde di non preoccuparsi perché non entrerà. L a tigre invece entra e il padre cerca di combatterla con un manico di scopa e quindi non ci riesce. Lei allora ha aperto una porta e cercava di mettersi in salvo dalla nonna materna, ma la tigre con una zampa le impediva di chiudere la porta poi, però, la situazione si calma, lei esce di nuovo e la tigre sdraiata sul tappeto è diventata come il suo gatto, ma poi scompare e sul tappeto lascia scritta una parola di cui la prima lettera è la V, purtroppo non riesce a leggere la parola intera perché la madre la sveglia proprio in quel momento. Le chiedo cosa potesse essere quella parola e lei di getto dice: VITA , VITTORIA.


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