La depressione post-partum (DPP) o post-natale (DPN).

Capita spesso alle donne che hanno appena partorito di sentirsi tristi e depresse. I dati pubblicati sul sito del Ministero della Salute (qui trovi altri dati ufficiali) dicono che il disturbo viene manifestato dall’8/12% delle donne neo mamme tra la sesta e dodicesima settimana a seguito della nascita del bambino.

La domanda che ci si pone è come possa succedere un simile fenomeno visto che la nascita del proprio bambino dovrebbe provocare immensa felicità, mentre la tristezza è un sentimento che si prova di fronte alle sventure e alle amarezze. La tristezza è qualcosa che nasce da una perdita.

Fisiologicamente la tristezza post-partum viene attribuita agli importanti cambiamenti fisici che la donna subisce, il così detto “baby blues” o “maternity blues” (“blues” ovvero malinconia). Con la nascita del bambino nel corpo della donna si verifica una scarica ormonale per cui, sia il livello degli estrogeni che quello del progesterone, ma anche il livello degli ormoni prodotti dalla ghiandola tiroidea subiscono un abbassamento repentino che si riflette sull’umore e sulla salute della neomamma. Il parto, inoltre, naturale e cesareo che sia, comporta una particolare fatica psicofisica, una spossatezza dovuta al travaglio che, pare, si verifichi nel 70% delle donne, ed affinché la puerpera possa recuperare le forze le occorrono un paio di settimane.

Oltre alla Depressione Post Partum, vi sono, tuttavia, delle importanti sofferenze psicologiche che si possono verificare nel puerperio, come il Disturbo Post Traumatico Postnatale e la Psicosi Puerperale.

Il Disturbo Post Traumatico Post-Natale consiste nel vissuto traumatico dell’esperienza parto che si caratterizza dalla quasi immediata comparsa dei sintomi tipici dei traumi: pensieri intrusivi, flashback, incubi, disturbi del sonno, ipervigilanza, irritabilità, rabbia incontrollata, difficoltà della concentrazione e della memoria.

La Psicosi Puerperale è un disturbo dell’umore molto grave, anche se, pare, poco frequente, che insorge entro i due mesi dal parto e richiede l’ospedalizzazione. La sua caratteristica è data, oltre che dalla depressione, dalla perdita di contatto con la realtà, da episodi deliranti, da allucinazioni, da disturbo della memoria e del pensiero.

La Depressione Post-Partum vera e propria, diversamente dal “baby blues” o “maternity blues” è duratura e si istaura con il proseguire delle sensazioni negative di tristezza profonda e di comportamenti sintomatici tipici ed è senz’altro più aggregabile delle sofferenze psicologiche più gravi prima descritte.

Il DSM5(Diagnostic and Statistica Manual of Mental Disorder; American Psychiatric Association) ritiene la depressione post-natale una forma di depressione generale meglio specificata come “depressione postpartum” in quanto ha esordio tra le prime quattro settimane dopo il parto.

Secondo il DSM5 si può fare diagnosi di depressione post-partum se sono presenti, per almeno due settimane consecutive, quasi tutti i giorni:

  • umore depresso, come riferito dalla persona ( si sente triste, vuota, disperata, pianto incontrollato) o come viene osservato dagli altri ( appare lamentoso e sfinito, demotivato stanco e affaticato);

  • marcata diminuzione di interesse o piacere per la maggior parte delle attività normali compresa l’attività sessuale.

E devono essere presenti almeno 5 o più sintomi, anch’essi come i precedenti, per la durata di almeno due settimane, quasi tutti i giorni :

  • perdita di peso significativa in assenza di dieta, oppure aumento di peso, aumento o diminuzione dell’appetito;

  • insonnia o ipersonnia;

  • agitazione o rallentamento psicomotorio;

  • giudizio negativo di sé come cattiva madre;

  • negazione dei vissuti depressivi;

  • sentimenti di autovalutazione o senso di colpa eccessivi o inappropriati;

  • ridotta capacità di pensare, di concentrarsi, di ricordare e di prendere le decisioni;

  • pensieri o idee ricorrenti relative alla morte, compresa quella del proprio bambino; idee suicidarie non strutturate, senza piani specifici, tentativo di suicidio, oppure ideazione di un piano specifico per compiere un suicidio;

Conseguenze della depressione post-partum

La depressione post-natale compromette il benessere non solo della donna ma anche la salute del figlio e la relazione con il partner, quindi, il disturbo si ripercuote in modo significativo nella funzione materna e nello sviluppo di una adeguata relazione madre–bambino. La depressione post-natale, pertanto, si presenta come un fattore di rischio per lo sviluppo del bambino.

Molte ricerche evidenziano come la depressione post-natale abbia degli effetti a lungo termine sul bambino che comprendono disturbi nell’attaccamento, disturbi cognitivi, disturbi sociali e disturbi nello sviluppo. La depressione post-natale ha inoltre un elevato rischio di ricadute e di comorbidità con altre patologie. Questo disturbo compromette anche la relazione di coppia. I partner di donne con depressione postnatale hanno inoltre maggiori possibilità di sviluppare un disturbo dell’umore.

La depressione nasce quando l’interiorità della persona si blocca e ci si isola dal mondo esterno, interrompendo quel flusso di pensieri, parole, azioni o sentimenti, fossero anche rabbia, paura o frustrazione, con l’esterno e che dura un periodo più o meno prolungato fino al ristabilirsi della naturale organizzazione mentale tipica della persona. Subito dopo il parto la donna dovrebbe avere un periodo di tempo per pensare e sentire la presenza del nuovo arrivato, il bambino, in un contesto familiare-relazionale positivo. La neo mamma deve imparare a ri-conoscere il bambino reale, partendo dalle fantasie e i pensieri con i quali lo ha immaginato per tutto il tempo che ha aspettato il suo arrivo; deve poter pensare al rapporto che si sta stabilendo tra loro e al ruolo che avranno gli altri componenti della famiglia, prima di tutti il padre del bambino, ossia il proprio marito/compagno, ma anche i propri genitori, nonni del bambino.

Il processo di elaborazione porterà ad uscire al più presto dalla depressione, anche rinforzate psicologicamente e ben organizzate mentalmente se si hanno i mezzi interiori per farlo: ciò è tipico delle persone sane e forti. Partendo da questo punto di vista il parto può costituire un test della salute psicologica della donna.

Il cammino di madre è pieno di difficoltà, e, si sa che essere genitori è la cosa più difficile da fare per gli esseri umani, ma, attualmente, la maggior parte delle donne ne hanno la consapevolezza, anche se non tutte sono in grado di fare un percorso di crescita che le porti a confrontarsi con la propria interiorità.

Bisognerebbe poter comprendere quando la semplice emozione o tristezza, che fa parte della vita di tutti i giorni, possa diventare qualcosa di più, ossia possa trasformarsi in depressione vera e propria, cosa che bisogna monitorare attentamente nelle situazioni di crisi psicofisica come il parto, sia per le conseguenze di salute che possono verificarsi, sia per l’impatto nei rapporti cogli altri, sia per la salute e il benessere del bambino che nascerà.

La crisi che la donna attraversa nei giorni e nei mesi successivi al parto può sembrare per certi versi inspiegabile perché il bambino arrivato è una tale ricompensa della sofferenza sopportata, che dovrebbe sparire come d’incanto! Purtroppo non succede così. Alcuni motivi di questo possono consistere nella ragione che la donna si ritrova distaccata da quello che era stato fino allora il proprio feto, una parte interna di se che poi diventa qualcosa di esterno, di visibile, di altro da se, e che fa percepire il proprio corpo diverso: ingrassate, abbruttite, meno attraenti verso il partner, ma anche stanche e provate fisicamente e psichicamente.

Depressione post-partum situazione da non sottovalutare!

Anna Freud scrive:“ Un cambiamento in una parte qualunque della vita psichica, sconvolge l’equilibrio raggiunto in precedenza.” Il distacco del feto dal corpo della donna, da un punto di vista psicoanalitico porta ad individuare un sentimento più simile al lutto che alla nascita. A livello inconscio, infatti, ciò che scompare è l’imago del figlio che si portava in grembo e questo “cambiamento” richiama il cambiamento cui accennava A. Freud. Silvia Vegetti Finzi parlando del sentimento di lutto provato dalla partoriente lo attribuisce a “il bambino della notte”, vale a dire il bambino fantastico, il figlio che ogni bambina porta dentro di sé fin dalla prima infanzia. Questa immagine corporea, al momento del parto, viene in collisione con il suo doppio, il bambino reale, il “figlio vero” così, il conflitto inevitabile tra imago idealizzata e realtà fattuale, fa trasformare parte di quell’affetto in lutto. La gravidanza non significa maternità e ciò che era prima all’interno del corpo, indistintamente, è dopo, un corpo reale, e non più immaginato.

La maternità è un ruolo psicosociale che impone delle regole alla puerpera, soprattutto quello di essere una “Buona madre”, cosa che porterà ad instaurare una “simbiosi” tra la madre e il suo bambino, in totale assorbimento della propria vita in direzione delle necessità del bambino.Questo stato di cose viene definito da D.Winnicott (psicoanalista e pediatra inglese che osservò a lungo il rapporto tra madre e bambino) una “malattia normale” che pure è connotata da uno stato psichiatrico di completo ritiro e di dissociazione.

La madre si identifica così con il bambino, e nello stesso tempo deve saper regredire allo stato precedente per difendersi da questo stato di completa dipendenza.

Per Helene Deutsch: “ I due massimi compiti della donna, in quanto madre, consistono nel raggiungere armonicamente la sua unità col figlio prima, e nello sciogliere altrettanto armonicamente quest’unità più tardi”. La maternità, quindi, psicologicamente è riconoscibile da stati che si succedono inevitabilmente nel rapporto con il figlio: perdita, disillusione, identificazione simbiosi, regressione Il vissuto di lutto che si accompagna alla nascita, può, se non curato, devolvere verso crisi maniaco depressive, la psicosi grave, e nelle forme più estreme, l’omicidio-suicidio.

Riequilibrare l’apparato psichico dopo il parto, dunque, comporta la necessità di elaborare la depressione post-partum nei modi più appropriati possibili, ricorrendo all’aiuto di uno psicologo, anche prima dell’evento, attraverso un lavoro preventivo di accompagnamento al parto per tutto il periodo della gravidanza, e successivamente con un sostegno psicoterapeutico e psicoeducativo alla neo mamma e alla famiglia intera.


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