psicologia ambientale

La psicologia ambientale

psicologia ambientaleLA PSICOLOGIA AMBIENTALE

La Psicologia si è da sempre concentrata sull’uomo esaminandolo nella sua “interiorità” fatta di cognizioni, emozioni, personalità, ma le ricerche degli ultimi decenni ci dimostrano come sia impossibile predire il comportamento umano senza tener conto del “dove” esso si svolge. L’ambiente e l’architettura hanno influenze fondamentali nel formare la nostra identità, i nostri pensieri e le nostre emozioni. L’uomo è l’essere umano che può modificare l’ambiente per adattarlo ai propri scopi attraverso cambiamenti del territorio e scelte architettoniche. La Psicologia ambientale è la branca della Psicologia che si propone di studiare il rapporto dell’individuo con l’ambiente socio-fisico. ci insegna anche che l’uomo con il suo comportamento può avere effetti distruttivi e nocivi sull’ambiente. Il rapporto 2009 di TASK FORCE APA, sintetizza l’attuale letteratura scientifica e le riflessioni su come le persone comprendono i rischi del cambiamento climatico, le determinanti psicologiche e contestuali dei comportamenti umani che influenzano il clima; l’impatto psico-sociale dei cambiamenti climatici; come le persone si adattano per affrontare le minacce legate ai cambiamenti climatici. Gli Psicologi dovrebbero aiutare efficacemente l’umanità per la mitigazione e l’adattamento. Il cambiamento climatico è una questione difficile da affrontare perché evoca una risposta umana diversa rispetto alle altre crisi globali. Le risposte altruistiche o comunitarie di supporto sono associate ai disastri naturali, mentre le incertezze e le divisioni sono associate ai disastri tecnologici. Gli Psicologi possono utilizzare la Psicologia delle catastrofi per quanto riguarda l’adattamento a lungo termine, riconoscendo che le risposte sono differenti tra le catastrofi naturali e tecnologiche. Infatti hanno identificato l’impatto psicologico del cambiamento climatico associato a condizioni climatiche estreme, disastri naturali e ambienti degradati con un danno diretto alla salute mentale, con conseguenze come ansia e incertezza; con un impatto psico-sociale che determina la migrazione, lo spostamento di popolazioni e stress ambientale cronico.

LE QUATTRO DIREZIONI IN CUI L’ ECOPSICOLOGIA SI SVILUPPA ATTUALMENTE:

  • Lo studio del rapporto uomo-natura in altre culture, facendo interessanti correlazioni tra la qualità di rapporto con la natura, qualità di rapporti interpersonali e qualità di valori di ogni società.
  • La natura è un essere vivente di cui siamo parte integrante. Se vogliamo salvaguardare non solo la sopravvivenza fisica ma anche l’equilibrio e il benessere psicologico e spirituale, abbiamo bisogno di natura attorno a noi.
  • Un’applicazione in un campo terapeutico che affronta il disagio sociale e individuale correlandolo anche al quadro ambientale in cui si vive. Il paesaggio naturale può diventare un nuovo setting terapeutico, riconoscendo che l’incontro con colori, spazi, ritmi e suoni favoriscono il rilassamento della mente e il contatto con le emozioni, oltre ad offrire una preziosa opportunità di scarica fisiologica di tensione e stress.
  • L’elaborazione di nuove strategie per portare avanti la causa ambientalistica, impostando il proprio discorso su un coinvolgimento attivo, pratico e ottimistico per risolvere i problemi.

Lo scrittore ambientalista Derrick Jensen scrive che non è possibile creare una cultura della sostenibilità senza possedere un’anima ecologica. L’identità “GREEN” potrebbe essere un valido punto d’appoggio per costruire un certo livello di coerenza nei nostri atteggiamenti e nelle nostre azioni. In particolare, sembra ci siano due livelli in cui l’identità può operare: rinforzare un comportamento ecologico specifico o stimolare, in modo generico, una serie di sotto-azioni ecologiche. Il campo della Psicologia ambientale è articolato in una pluralità di filone di ricerca che per necessità di schematizzazione si possono raggruppare a seconda che studino:

  • Gli effetti che le diverse caratteristiche assunte dall’ambiente hanno sui possibili comportamenti degli utilizzatori di questi stessi ambienti;
  • Le modalità con cui gli aspetti individuali (di atteggiamento, personalità, esperienza ambientale) influenzano il tipo di rapporto e di comportamento che l’individuo stabilisce con aspetti specifici o generali dell’ambiente stesso.

La prospettiva delineata nell’HANDBOOK per la Psicologia ambientale è definita “transazionale o contestuale”, si caratterizza per un orientamento psico-sociale che si delinea principalmente nelle due seguenti direzioni:

  • L’ambiente passa dalla caratterizzazione per semplici variabili fisiche alla considerazione per unità sempre più molari, quali quella di “setting comportamentale o socio-fisico”.
  • Il ruolo fondamentale assegnato al contesto socio-culturale in cui, da un lato, avvengono i fenomeni psicologici considerati, e dall’altro si definiscono le caratteristiche socio-fisiche dell’ambiente, con decisa preferenza verso la ricerca di campo, effettuata cioè nel contesto ove fenomeni, oggetto di studio, naturalmente hanno luogo.

In uno studio condotto dai ricercatori del Baycrest’s Rotman Research Institute di Toronto si dimostra che semplicemente camminare in un parco naturale può portare benefici in termini cognitivi e affettivi nelle persone depresse (con diagnosi di depressione maggiore). Il punto di partenza dello studio è l’Attention Restoration Theory (ART) secondo cui le persone si concentrano meglio dopo aver passato un po’ di tempo a contatto con la natura o dopo aver guardato fotografie di paesaggi naturali. Le persone rimanendo a contatto con un ambiente naturale tranquillo e pacifico non sarebbero bombardate da molte tipiche distrazioni dell’ambiente urbano che mettono a dura prova la memoria di lavoro e l’attenzione. I partecipanti allo studio che avevano camminato per un’ora a contatto con la natura presentavano un miglioramento del 16% nelle performance attentive e di working memory rispetto a coloro che avevano camminato nel centro cittadino. Anche la presenza di emozioni positive risulta maggiore a seguito della camminata nella natura rispetto al setting urbano. Dal punto di vista dell’umore, invece, sembrerebbe che sia la camminata in sé e non l’ambiente in cui si svolge ad avere un effetto sull’umore, poiché le emozioni negative migliorerebbero in entrambi i setting durante la camminata. Va sottolineato che gli effetti sull’umore non si correlano agli effetti sulle performance cognitive, suggerendo la presenza di meccanismi distinti e parzialmente indipendenti che sottostanno ai cambiamenti cogniti e affettivi a seguito del contatto con la natura.   “La Psicologia ambientale è lo studio del comportamento e del benessere umano in relazione all’ambiente socio-fisico”, questa è la definizione che il citato Handbook propone oggi per questo nuovo ambito della Psicologia, lasciando intendere che l’interesse del campo dovrebbe risultare orientato sia verso la comprensione di processi psicologici di base, sia verso la possibilità di prefigurare proposte e progetti di cambiamento/ intervento in vista appunto di un benessere umano.

Floriana De Michele

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